Penelope sulla Luna
La musica che parla
Registrato nella pseudo-tana di Giorgio Canali, Il Natural Head Quarter Studio di Ferrara, My Little Empire dei Penelope sulla Luna è una bella scoperta, in bilico tra post-rock e venature hard. Scoperti al MEI del 2008 e tra poco in concerti non lontano da noi, le canzoni si perdono alla ricerca di nuovi orizzonti sonori, con melodie dalle voci assenti e atmosfere rilassate.
07.09.2009 - Intervista a cura di Alessia Camera
La realtà è che un cantante non lo vogliamo e fondamentalmente non ci serve, questo non vuol dire che non inseriremo qualche traccia vocale prossimamente, chi lo sa.
Quali sono le “voci” del vostro gruppo, dato che manca la voce umana tradizionale?
Le nostre voci non sono altro che quello che scriviamo, le nostre canzoni. Anche un pezzo strumentale, a suo modo, “parla”. E' solo un tipo di racconto diverso, è come se ti venisse suggerita un'emozione e un contesto adatto in cui viverla, e tu potessi deformarla a tuo piacimento, senza imposizioni, scegliendo tu cosa dire e pensare e dove farlo. Un po' come avere davanti un disegno in bianco e nero e affianco una scatola di pastelli colorati.
Quali sono i gruppi che vi hanno maggiormente influenzato?
E' palese che siamo cresciuti ispirandoci al post-rock e volendo suonare questo tipo di musica. In realtà non veneriamo senza critiche tutti i nomi grossi di questo genere, innegabile che abbiamo imparato (e impariamo ancora tanto) da
maestri come Mogwai e Godspeed You black emperor!, altri supernomi come Explosions in the sky o alcune nuove leve come This Will destroy you o i Caspian, diciamo che ci piacciono, ma molte cose non ci esaltano. Non siamo fossilizzati, ognuno di noi viene da percorsi diversi, ascoltiamo e abbiamo ascoltato di tutto e di più e attingiamo idee veramente da ogni cosa cercando sempre di mantenere la nostra linea guida. Ecco, un gruppo degli ultimi anni che stimiamo molto come approccio e talento sono i 65daysofstatic, hanno incredibili capacità compositive e un campo di influenze vastissimo che si incrocia perfettamente in brani dal grande potere innovativo.
La vostra musica viene definita post-rock..ma cos’è il post rock?
Tutto e niente. Un'attitudine forse, qualche cliché e la predispozione allo strumentale. Come in tutti i generi, una modalità cerebrale in cui porsi. Forse sei post-rock se copi da un altro gruppo post-rock. Qualcuno ha detto di noi che siamo bravi ma dobbiamo uscire dai cliché, qualcun altro ha detto che abbiamo reso il post-rock qualcosa da ascoltare per quelli a cui non piace il post-rock. Degli ultimi pezzi che abbiamo scritto non so neanche se qualcosa può essere definita post-rock. Insomma, non ci abbiamo capito più o meno niente neanche noi.
Le vostre canzoni sono “un'immaginazione, un susseguirsi di emozioni” sospese come in assenza di gravità. Come definereste My Little Empire?
Leggere le recensioni di quest'album a volte è stato davvero divertente, molti si sono veramente sbizzarriti col linguaggio figurativo. E' bello quando trasporti la gente in qualcosa, qualunque cosa. Per noi My little empire è semplicemente uno scatto del passato, quello che era Penelope Sulla Luna in quel momento. Definirlo non è mai stato facile, abbiamo sempre preferito affidarci a quello che dicevano gli altri. E' il nostro primo disco, il nostro primo rapporto col pubblico, ancora abbastanza immaturo e dalle emozioni un po' confuse ma sincere. Un rigetto senza tante riflessioni. D'altronde le canzoni non sono altro che una rappresentazione di te stesso in quel momento.
Qual è l’errore che sperate di non fare?
Più che un errore è una cosa che capita forse senza un motivo. Abbiamo paura di non riuscire più a scrivere pezzi buoni che ci soddisfino, di provare la sensazione di incapacità. Quando assisti alla decaduta di un sacco di gruppi che erano i tuoi idoli da ragazzino anche loro diventano umani, perdi l'ammirazione e un po' ti si deturpano anche i sogni.
Se pensaste di inserire un cantante, vorreste che assomigliasse a… Anche un pezzo strumentale, a suo modo, “parla”.Un po' come avere davanti un disegno in bianco e nero e affianco una scatola di pastelli colorati.
L'unica volta che ne abbiamo parlato si è citato Jónsi Birgisson (Sigur Ros), per la sua capacità ormai nota di utilizzare la voce più che come una voce come uno strumento. Insomma tutto per dire che di una linea vocale classica non ne abbiamo per niente voglia. La realtà è che un cantante non lo vogliamo e fondamentalmente non ci serve, questo non vuol dire che non inseriremo qualche traccia vocale prossimamente, chi lo sa.
Siete una goccia rara o il mare musicale è denso di artisti dalle idee brillanti?
Ci sono molti artisti dalle idee brillanti, meno di un quarto ha quel che si merita. Il mondo musicale fatto di favoritismi e l'ignoranza generale nel nostro paese purtroppo sono un circuito integrato che funziona anche troppo bene. Le occasioni per farsi notare sono poche, se non ti fai tutto da solo e investi il tuo tempo e i tuoi soldi 24 ore al giorno è difficile uscire dalla massa. E' anche vero che ci sono tante cose altrettanto trascurabili, la tecnologia ormai permette di fare musica a chiunque, è colmo di progetti paralleli di altri progetti paralleli di cui sinceramente si potrebbe fare anche a meno. Il punto chiave è avere voglia di suonare, la passione per quello che fai non riesce a togliertela nessuno se c'è. Poi se arriva anche qualche risultato, anche se piccolo, è come venire travolti dallo stesso investimento emotivo, ma in direzione opposta.