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Vicenzalive Box / Un quadro ispirato alle montagne

Schiele

Un quadro ispirato alle montagne

E' uscito qualche mese fa il nuovo disco degli Schiele "Pictures of Mountains" registrato da Giulio Favero:   direttamente dalle montagne del vicentino, sonorità dense di aspetti noise e di arrangiamenti post rock. Risponde alle domande Livio (basso).

26.01.2009 - Intervista a cura di Alessia Camera


La vostra musica da cosa o chi è ispirata?
Ciò che suoniamo deriva senz’altro dagli ascolti che facciamo. Per cui direi un po’ tutto l’indie rock americano. Giusto per citare i gruppi che preferiamo, si va dalle robe della touch&go, come Shellac, Jesus Lizard e Slint, a quelle della Dischord, come i Fugazi, e altro, come gli Unwound ed i …Trail of dead. Ma fare un semplice elenco di gruppi è abbastanza fuorviante: in realtà suoniamo ciò che ci viene spontaneo. Per cui alla fine ciò che ispira la nostra musica è essenzialmente l’ambiente che ci circonda, metabolizzato dai nostri stati d’animo.

Alcune canzoni sono rappresentate da riff chitarrosi martellati da una sessiona ritmica che non lascia scampo. Come nascono i pezzi di “Pictures of Mountains”?
Nascono abbastanza spontaneamente in sala prove. E’ vero che solitamente la batteria ha un ruolo primario nei nostri pezzi, per cui molto spesso si costruisce qualcosa partendo anche da un semplice ritmo. Tutto viene improvvisato, finchè non ci si concentra su quel che c’è di buono. Da lì si lima e si corregge il tiro fino ad ottenere il prodotto finale.

     Mi sembra che da sempre, nelle province, la difficoltà a vivere le mode, vedere i concerti, abbia comportato una maggiore voglia di “fare a modo proprio”...     

Nella parte finale dell’ultima canzone del cd ”Mountains get Higher”,sembra che cerchiate di dare un senso musicale al titolo con un fortissimo crescendo. E cosa significa il finale?
Mah, in realtà non è che ci siamo detti “cerchiamo di dare un senso musicale al titolo”, anche perché semmai è il titolo a riassumere tutte le canzoni del disco dandogli un senso. Nello specifico abbiam deciso di mettere quella canzone come ultima della tracklist perché sembrava starci meglio delle altre, forse proprio per il suo incedere musicale aggressivo, accompagnato da una linea vocale molto melodica. Poi il finale è stata un’idea successiva…quasi un gioco, che ben si sposava con questo pezzo. In effetti può anche essere inteso come il rumore delle montagne che senza tregua si stanno innalzando fino a sormontarci!!

Anche "Portraits of love" sembra avere un legame tra il titolo e i suoni docili e sognanti sia della melodia chitarristica che del cantato, che si contrappone invece a “In the room there was violence” che esprime angoscia e sgomento. Come fate a rendere musicalmente queste emozioni?
Come spesso accade nasce prima la musica dei testi…quindi già questa suscita in noi un certo stato d’animo, che poi viene riversato nei testi e nel titolo. Di conseguenza ciò che viene scritto rimane in sintonia con la musica (o – all’opposto – totalmente stridente, a cercare un voluto effetto di contrasto). Anche il titolo nelle nostre intenzioni deve evocare già da subito una certa sensazione. Riguardo le due canzoni che hai citato, "Portraits of love" è una canzone d’amore, finito e sofferto. "In the room there was violence" esprime invece il vuoto lasciato da una violenta e viva energia che si è spenta. 

Mi sembra un album “dalle sensazioni contrapposte”, come l’odio - amore per il paesaggio naturale che evocate. Anche la copertina richiama questa sensazione: monti nel sottofondo ma coperti da nuvole. Come mai "Pictures of Mountains"?

     è il titolo a riassumere tutte le canzoni del disco dandogli un senso..come se ogni canzone del disco fosse una cartolina che racconta di una montagna..     

In realtà non c’è odio,semplicemente amore verso la forza delle cose, la loro energia, che è sempre un qualcosa da ammirare. Questo è quanto la foto in copertina rappresenta: la forza della montagna, che è bella perché forte, sia essa coperta da nuvole o illuminata dal sole. Il titolo pictures of mountains indica una sorta di stato d’animo. Come se ogni canzone del disco fosse una cartolina che racconta di una montagna: può essere una storia solare, d’amore e di gioia, o buia e tormentata, di disperazione e di paura, ma sempre grande e sempre vera e perciò bella in sé.

Qual è stato il contributo di Giulio Favero in questo album?
Il suo contributo è stato davvero prezioso, soprattutto per il fatto che avendo più o meno lo stesso gusto musicale e sapendo come lavora non abbiamo dovuto preoccuparci di niente se non il fatto di suonare bene.
Suonare sapendo che avrai su disco quello che riesci a dare dal vivo non è poco. Giulio ha una sensibilità ed un orecchio musicale veramente fuori dal comune!

Ultimamente Vicenza, e Schio in particolare offrono un panorama musicale molto alternativo. Come mai secondo voi?E che spazi cercate di ottenere nello stretto ambiente vicentino e non solo?
Credo che da un bel po’ a Schio e a Valdagno ci siano gruppi molto interessanti. Mi sembra che da sempre, nelle province, la difficoltà a vivere le mode, vedere i concerti etc, abbia comportato una maggiore voglia di “fare a modo proprio”.  Quindi anche qui a Valdagno e nella vicina Schio i buoni gruppi non mancano e non sono mancati nemmeno in passato, quando magari era più difficile accorgersene per via della mancanza di internet e myspace vari. Tanto per fare qualche nome mi vengono in mente i My head for a goldfish, i Tavernicoli, i Two half cans, Betty Lobster, Franky four fingers, Eterea, le Sarah Schuster



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