Riaffiora
...e le loro emozioni
Vi presento i Riaffiora, trio pop rock di Padova. Hanno appena firmato un contratto con l'etichetta "No Pop" e hanno partecipato alla compilation "Bands-A New Adventure In Rock". Ma sicuramente non si sentono nella condizione di "essere arrivati"!Rispondono Matteo, chitarre e Andrea basso e voce.
23.04.2007 - Intervista a cura di Alessia Camera
Ciao ragazzi! Riaffiora... riaffiorare... rinascere... affiorare... arrivare a galla dalla profondità... ditemi la verità ho azzeccato qualcosa o sono completamente fuori strada?
Beh... il significato e quello ed è sicuramente pertinente.
Matteo: Per quanto mi riguarda, stavo ascoltando una canzone e in una parte del testo era contenuta la parola riaffiora, i connotati erano piuttosto malinconici, trattava di sensazioni perdute che improvvisamente quanto misteriosamente tornavano alla memoria come ricordi. È una sensazione che provo continuamente e che nasconde un particolare fascino, quindi l'idea di utilizzarla come nome del gruppo mi è piaciuta molto.
Andrea: Intendo questa parola in un contesto emozionale. Ciò che arriva in superficie, come dici tu, e riguarda più la sentimentalità che la materialità. Mi agita e allo stesso tempo mi rilassa. Un dualismo seducente per me.
Esistete dal 2002, la formazione è rimasta sempre la stessa: Andrea voce e basso, Matteo chitarre e Paolo batteria. Presumo quindi che quello che vi tiene uniti sia una grossa amicizia, oltre ad una compatibilità di tipo musicale. Pensate che la vostra coesione possa rappresentare una sinergia positiva per le vostre canzoni e la vostra musica? Ditemi la verità, nessuno di voi ha mai cambiato idea?
Raffiora: Sicuramente la cosa che ci tiene uniti è l'amicizia, in alcuni casi quasi morbosa, che credo sia una caratteristica comune di molti gruppi, di quando ci si mette in gioco per una causa comune mettendo in piazza sentimenti propri o comunque strettamente personali. Le passioni musicali poi sono diverse, anche se mantengono un comune denominatore, se non altro di attitudine.
Parli di sinergia. Forse si e forse no:certo è che ormai ci capiamo presto e rapidamente se un nuovo giro ci piace o meno e se potrà soddisfarci. Questo sicuramente può dare compattezza al tutto e un risultato superiore alle NOSTRE aspettative iniziali. Allo stesso modo avere una voce fuori dal coro,un punto di vista differente, non può far altro che darci stimoli nuovi e nuove idee.
Il genere che proponete è pop con notevoli influenze rock. Il termine pop inizialmente è stato usato per indicare la musica popolare, nel corso del tempo il significato è tuttavia mutato anche se alcune caratteristiche sono rimaste, in primis la semplicità all’ascolto e l’orecchiabilità della melodia. Il testo in genere rappresenta emozioni, grandi o piccole... di cosa parlano i vostri testi?
Raffiora: Abbiamo una fondamentale matrice pop all'interno dei nostri pezzi, e per pop intendo proprio la ricerca melodica, elemento fondamentale della nostra musica.
Matteo: Personalmente mi sento vicino ad un'idea di britpop all'italiana, britpop nel senso di melodie curate ma con chitarre distorte,distorsioni gracchianti e talvolta anche potenti. Certo se il britpop genericamente ha atmosfere più leggere,noi tendiamo ad associare atmosfere più cupe e pesanti. Ma questo mi sembra generalizzare un discorso troppo sfaccettato.Per quanto riguarda i testi,diciamo che fondamentalmente parliamo di emozioni, che proviamo o che vorremmo provare,cercando di dare un taglio un pò originale.
Qualche testo l’ho scritto io, la maggior parte Andrea,quindi esiste anche una sostanziale diversità di stile e contenuto, forse più di stile.
Andrea: Mi piace l’idea che un brano segua un percorso logico (attenzione, NON razionale), cioè che all’interno ci sia la parte incazzata se ciò che voglio trasmettere è rabbia e impeto, qualcosa di “storto”, come dice Matteo, anche dissonante e “volgare” se mi sento triviale o sguaiato. Scrivo ciò che ho voglia di dire. A volte mi vergogno di pensare o raccontare certe cose e quindi proietto su personaggi che immagino o invento. Non mi mette a disagio parlare della mia concezione di sessualità, specie se mischiata al sentimento che comunemente si chiama amore.
Probabilmente nella mia forma di scrittura qualcosa sfugge dall’immediata comprensione, ma questa è in parte una mia scelta. Voglio che, se una persona mi ascolta o mi legge, sia libera di vivere le mie esperienze anche come sue, naturalmente se alle mie per certi aspetti si avvicina. Sono lontano dalla politica perché mi è difficile comprenderla e per questo motivo, per ora, non abbiamo testi che la riguardano.
...è molto importante il fatto di continuare a concepire un album intero se esiste un filo conduttore che unisce i vari brani. Un disco è più o meno come un libro di racconti, estrapolarne uno non sarebbe esaustivo..
Rispetto alla domanda precedente, con tutti i nuovi sistemi per comporre musica e appunto testi, secondo voi serve ancora emozionarsi per scrivere una canzone? O non è così necessario?
Matteo: Credo serva solo la necessità o comunque il desiderio di dire qualcosa, non mi sembra necessario scrivere solo se profondamente emozionato. Sicuramente certi argomenti possono risultare migliori dopo un'esperienza importante, va da sè, ma di solito aiuta per l'ispirazione una buona cena con molto vino!
Andrea: Per quanto riguarda il significato ciò che è in testa poi sulla carta dev’essere lo stesso. Mi piace scrivere di notte, rileggendo ciò che durante i giorni ho annotato. Mi piace raccogliere espressioni, idee, pensieri, stati d’animo... e scrivere giù tutto.
La vostra produzione discografica è rappresentata da un demo autoprodotto nel 2003 e da Come d’inverno, prodotto da voi e da Marco Trisotto (produttore anche di Valentina Dorme e dei Tokyo) e registrato allo studio"Blocco A"di Padova da Giulio Favero (ex One Dimensional Man). Si nota quindi una certa ricercatezza nella scelta della produzione e della registrazione.
A questo proposito, pensate che “il mercato discografico dei cd” possa ancora rappresentare un’essenziale via di sbocco per i gruppi emergenti o che ben presto questo possa essere soppiantato da nuovi mezzi di diffusione, primo fra tutti Internet? È ancora importante allora, pensare alla produzione e registrazione di un intero album?
Raffiora: Sicuramente Internet ha preso piede e sempre di più ne prenderà, ciò non toglie che fare ascoltare al meglio le proprie canzoni resti un'ottima abitudine, quando se ne ha la possibilità (non è assolutamente semplice).
È molto importante il fatto di continuare a concepire un album intero se esiste un filo conduttore che unisce i vari brani. Un disco è più o meno come un libro di racconti, estrapolarne uno non sarebbe esaustivo pur avendo senso compiuto anche da solo.
L’estate scorsa avete firmato un contratto discografico con l'etichetta NOPOP di Guido Elmi (noto produttore di Vasco Rossi) e due vostri pezzi,"Alla Fine"e"Fragile" sono stati inseriti nella compilation "Bands" prodotta appunto da NOPOP e distribuita da EMI, in uscita in questo periodo pare. Dev’essere una grande soddisfazione! Cosa pensate delle etichette major rispetto a quelle indipendenti? Quelle indipendenti sono veramente la risorsa del futuro, o comunque, per “riuscire ad emergere” bisogna puntare a quelle più importanti e conosciute?
Raffiora: Grandissima soddisfazione!! Non abbiamo mai avuto a che fare con le Major, ma sinceramente pensiamo che alcune svolgano bene il proprio lavoro e altre meno. Probabilmente le Major sono più interessate al profitto,o meglio, è nella loro logica il profitto.
L'etichetta indipendente, o meglio la NOPOP, possiamo dire che ci ha lasciato completamente liberi in fase di arrangiamento, ci sono stati proposti degli aggiustamenti ai brani che potevamo decidere o meno di inserire. Certo tutto è stato fatto con estrema cura e professionalità,e con un'altra dote indispensabile: molta umiltà! A noi meglio di così non poteva capitare!
Promuoviamo quindi le etichette (indipendenti) o comunque promuoviamo la Nopop, visto che è l'unica con cui abbiamo lavorato e stiamo lavorando. Certo anche qui è semplicistico fare un discorso generalizzato: non sono gli aggettivi a fare la differenza (Major oIndie), quanto le persone che ci stanno dietro.
Avete suonato con un sacco di gente, tanto per citarne alcuni: Diaframma, Yuppie Flu, Fabrizio Coppola, Punto G. Dal 2004 per due anni avete partecipato raggiungendo il primo posto ad alcuni concorsi: Greenrock contest, Music contest di Marrani (Faenza), Marosticka. Quanto pensate sia importante per un gruppo crescere in stanza, concentrandosi su nuove canzoni e su nuove idee, rispetto alla crescita che si ottiene “on the road”, tra concerti e concorsi?
Raffiora: Le due cose vanno di pari passo,soprattutto per un gruppo come noi partito da zero. Non ci può essere crescita effettiva senza il lavoro in saletta e senza i concerti dal vivo e, perchè no, senza sentire altre campane,per quanto stonate siano!
...non ci può essere crescita effettiva senza il lavoro in saletta e senza i concerti dal vivo e, perchè no, senza sentire altre campane, per quanto stonate siano!
Dal mio punto di vista ad un concerto di un gruppo non si va solamente per sentirne le canzoni, ma si sceglie rispetto ad un altro per l’intero show che quindi si propone di dare al pubblico, indipendentemente dalla data, dal luogo, dalle persone presenti. Mi aspetto quindi che nel corso della serata si svolga un vero e proprio show, non esclusivamente basato sulle canzoni. Cosa pensate a proposito di questo argomento?Credete più nell’essenzialità o nella caratterizzazione?
Raffiora: Sarebbe bello riuscire a fare uno show ad ogni concerto, ma... un concerto ha sicuramente un valore aggiunto se supportato da una bella scenografia,un impianto luci, magari minimale,ma d'impatto!
Certo poi c'è l'energia del gruppo,assolutamente fondamentale! Purtoppo non tutti i posti permettono questo, soprattutto quando si va a suonare in determinate birrerie dove, oltre a problemi di ogni tipo, bisogna suonare bassi per non infastidire i clienti.
I vostri concittadini Disfunzione ci hanno già descritto il panorama emergente di Padova (siete stati anche citati!!)... ma il panorama dei live? Mi pare che Padova non sia messa male per quel che riguarda locali e club in cui suonare, giusto?
Matteo: Padova non va male, forse neanche benissimo. Esistono buoni locali: L’ Unwound, il Banale, La Gabbia, C.r.c.,poi in zona Bassano il Vinile, come pub sicuramente il Greenwich, solo che non sono molti e non sono frequentatissimi,almeno in occasione di concerti di gruppi emergenti come il nostro! Siamo noi che siamo dei bolliti. Mi sento di fare una menzione speciale all'Unwound, veramente ben gestito, e al Vinile, rinnovatosi quest'anno e con buone idee per continuare al meglio.
Andrea: Ritengo che ciò che deve cambiare non solo a Padova ma in Italia, parlando dei live, ma anche in senso più ampio, sia la mentalità di chi controlla gli spazi dove ci si può esibire, di dove ci si può vendere, farsi ascoltare, farsi vedere. Insomma gestori di club e locali, discografici, radio, (TV), giornali. Che non si parli sempre e solo della solita merda. Il pubblico “medio” è abulico nei confronti della musica, ascolta ciò che gli viene imposto di ascoltare.
Mi dilungo. Molto diverso è il discorso della televisione: è proprio il reality show, il gossip, la scandalo che vuole la gente. Certo la cosa è triste ma qui se siamo vuoti è colpa nostra.
Segnalatemi un gruppo italiano/straniero emergente che vi ha talmente stupito fino a pensare che “ce la potrebbe fare” prima di voi!
Tantissimi! Matteo: Mi piacciono molto gli Esterina, contenuti nella Compilation "Bands-A New Adventure In Rock” dove siamo anche noi, poi diversi gruppi della nostra zona: Disfunzione, By Popular Demand, Mama.In.Inca. Poi i gruppi dell'ACME (Riaffiora, Ayanami, Pornopilots, Venerea, Jena, Kiss The Sky) associazione di cui facciamo parte e che si muove per organizzare tra le altre cose un festival itinerante con i gruppi dell'associazione e gruppi ospiti, il festival si chiama "GIGAPALUUSA".
Mi piacevano moltissimo i Northpole, che sembrano essersi sciolti.
Progetti futuri dei Riaffiora? Tanti live suppongo.
Matteo: Contiamo di registrare un disco intero. Almeno sarebbe una delle nostre ambizioni più grandi. La NOPOP ha dato la priorità assoluta alla produzione e alla promozione di “BANDS – a new adventure in rock”.
Il 4 febbraio siamo andati a Roma e ci siamo esibiti all’ ”Auditorium Parco della Musica” in compagnia di Riccardo Sinigallia. È stato un vero e proprio successo ed un’esperienza davvero emozionante.
Adesso l’etichetta sta lavorando al calendario dei live. Sinceramente non vediamo l’ora che arrivino!