Home
Brit-pop in divisa!
Nicola Finezzo, Michele Ottaviani e Matteo Zerbinati, Home sul palco e non solo, non pensano che il brit pop degli anni '60 sia giunto al termine. Si fanno invece portavoce di un rock 'n roll su cui non calerà mai il sipario, sempre portatore di grandi ideali e di grandi esempi! E sicuramente ne danno una rappresentazione a modo loro, originale ed accattivante, senza perdere di vista i grandi del passato!Risponde Nicola, basso e backing vocals.
26.02.2007 - Intervista a cura di Alessia Camera
Penso che il nome di un gruppo sia fondamentale al fine di trasmettere la musica alle persone.
Da dove nasce l’idea per il vostro nome? In che modo è legato all’idea musicale che volete trasmettere?
Il nome Home nasce circa tre anni fa; a quel tempo suonavamo in taverna da Michele, il nostro chitarrista, e non potendo fare tanto casino, si provava con strumenti acustici…ci piaceva NAM (new acoustic movement), per un genere che racchiudeva i Kings of convenience, i Turin brakes... era proprio di questi gruppi che eseguivamo le canzoni. Cercavamo un nome che rispecchiasse l’intimità che in quelle serate c’era tra di noi, che rivelasse l’alchimia che tuttora sussiste... ed ecco arrivare HOME. Ora che il nostro sound è diverso, molto più elettrico, il concetto di Home non è cambiato. Quando stiamo tra di noi, provando tre volte a settimana e passando i week-end insieme succede molto spesso, ci sentiamo a casa... siamo molto legati dalla musica che, a lungo andare, ci ha regalato una forte amicizia. Perciò più che a un’idea musicale, il nostro nome è legato al rapporto che c’è tra di noi.
Ascoltando i vostri pezzi, non si può non notare una notevolissima influenza brit. Quali sono gli artisti a cui siete maggiormente vicini per la vostra ispirazione musicale?
Noi siamo musicalmente onnivori: le nostre preferenze musicali te le elenco qui di seguito, così potrai divertirti a scovarle nell’album!
Matteo, cantante-batterista: il brit nel senso più brit del termine, i brit beatles lo hanno brit accompagnato nella sua brit infanzia, e i brit oasis nella brit adolescenza. Non disdegna neanche il rockabilly.
Michele chitarra e backing vocals: accompagnava da piccolo il padre e la sua orchestra di liscio in tutti i live, affinando così l’orecchio, e dall’hard rock pre adolescenziale passa al grunge suonando anche il blues, appassionandosi poi al finger picking di John Fahey... uhhhhh dimenticavamo una passione forte per gli anni ‘80.
Nicola basso e backing vocals: data la sua statura non poteva che essere il basso il suo strumento, e sono proprio i giri di basso incalzanti del Funky aggressivo dei Parliament e dei Funkadelic che lo ammaliano. La sua macchina spesso rimbomba di musica nera per la ‘’gioia’’ degli altri Home.
Nonostante le nostre diverse influenze, non posso nascondere che il nostro album suoni molto ’60, come mi hai fatto notare. Questo è comunque dato dall’attitudine con cui è stato composto e suonato. La nostra formazione ridotta, e il fatto di cantare tutti e tre, accompagnandoci con diversi coretti, ci ha portato a ricercare anche inconsciamente, suoni e accorgimenti di gruppi che, con gli stessi elementi, hanno scritto le migliori canzoni del nostro secolo: The Beatles, The Who, Rolling stones, Beach Boys, Kinks…
La vostra musica si ispira agli anni ’60 principalmente. Cosa paghereste per essere nati in quegli anni e aver assaporato l’aria che si respirava allora?
Gli anni ’60 sono stati certamente esplosivi sotto tutti i punti di vista. Dalle testimonianze e documenti a nostra disposizione, possiamo solamente immaginare la voglia di rivalsa, di libertà che c’era allora; la nostra non è una nostalgia tale da voler compiere un’opera di revival, è nostra intenzione rileggere quel periodo a modo nostro.
Comunque a Maggio potremmo rivivere in qualche modo gli anni ’60, infatti andremo a suonare al Cavern Club di Liverpoool, il locale dove hanno mosso i primi passi i Beatles!
...ci ha portato a ricercare suoni e accorgimenti di gruppi che, con gli stessi elementi, hanno scritto le migliori canzoni del nostro secolo...
Esistete da 3 anni. Il rock ‘n roll da circa 50. Non pensate che ormai il genere come il vostro possa essere come “passato di moda” o che presto l’elettronica possa soppiantarlo?
Nel corso degli anni, l’elettronica e il rock non si sono mai sorpassati, o diciamo "messo i bastoni tra le ruote’’, anzi in alcuni casi hanno prodotto assieme situazioni interessanti…perciò non riesco a scorgere una rivalità tra le due cose, e di conseguenza un decadimento di una rispetto all’altra.
Il vostro cd “Home is where the heart is” è appena uscito, eppure sono già disponibili alcune recensioni molto positive sul lavoro.Ho ascoltato alcune canzoni, e mi è sembrato che non abbiate usato qualche accorgimento particolare nella registrazione per fare risaltare particolarità del vostro genere musicale.
E’ così o mi sbaglio? E come mai questa scelta?
Non siamo entrati in studio con dei suoni da ottenere, con particolari riferimenti, in realtà non avevamo fatto neanche un vero e proprio lavoro di pre produzione; siamo arrivati e abbiamo lasciato che le canzoni e suoni andassero in ogni canzone in modo diverso, seguendo il pezzo in tutto e per tutto, senza pregiudicare il valore di ogni canzone per creare un filo conduttore nell’album. Il tutto è risultato molto pop ed è questo che conta più di tutto, a noi suona tutto molto pop, e non potevamo chiedere di meglio!
Dal mio punto di vista il rock ‘n roll va assolutamente cantato in inglese, altrimenti non si risalta l’armonicità e la chiarezza del genere. Non avete mai pensato di fare qualcosa in italiano?
Siamo cresciuti con canzoni cantate in inglese, abbiamo sempre apprezzato il genere, e ci troviamo molto bene a scrivere in questa lingua. Ci permette di esprimerci liberamente senza cadere nella banalità: i nostri testi sono infatti orientati a parlare di ragazze, cavalcate alcoliche, notti brave, credere nelle proprie possibilità, concetti semplici, scusa se uso ancora questa parola ma oggi non ne faccio a meno, molto pop…pop…pop…!
Non abbiamo mai pensato di scrivere in italiano, lo troviamo più complesso, e confesso che sarebbe difficile reggere il confronto con alcuni cantautori della scena italiana, che si sono rivelati dei veri e propri poeti, assolutamente da apprezzare: noi abbiamo un approccio meno impegnato!
..facciamo tre prove a settimana proprio per questo e l’impatto musicale è tutto!Noi ci presentiamo sempre in divisa, indossando completi confezionati su misura seguendo modelli anni ’60..
Avete suonato al MEI di Faenza, occasione che vi ha permesso di acquisire una certa visibilità. Pensate che farsi pubblicità in queste manifestazioni possa aiutare un gruppo emergente a trovare un’etichetta e magari un produttore, o i demo vengono accumulati negli scatoloni e serve la solita “botta di fortuna"?
Al MEI ci siamo divertiti, ovviamente fai i suoni in 15 minuti, e hai solo 15 minuti per poter suonare, ma è stata un’esperienza positiva. Abbiamo conosciuto una realtà nuova, per quanto abbiamo potuto constatare noi, non mi sembra che fosse il luogo adatto per trovare un contratto discografico. Le etichette sono lì più che altro per promuovere il proprio lavoro non per scovare in mezzo alle centinaia di persone che affollano i banchetti il loro prossimo gruppo di punta! Ci sono comunque stand interessanti per un gruppo: arti grafiche, radio, locali, riviste….
La realtà musicale da cui provenite è Verona. Cosa pensate di questa città e degli altri gruppi locali? Com’è la realtà emergente?
Verona offre alcuni locali dove suonare, e fatti quelli è necessario spostarsi fuori a nostro avviso: questo è anche abbastanza ovvio se come noi, si vuole fare il maggior numero di live possibili per promuovere il proprio lavoro.
Comunque ci sono diverse manifestazioni interessanti e alcuni gruppi che hanno destato interesse nazionale e non: insomma si sta dando da fare!
Segnalatemi qualche gruppo che ultimamente vi ha sorpreso musicalmente.
XTC, un gruppo a cui ci hanno paragonato, di cui non sapevamo niente, ci siamo documentati e abbiamo scoperto che fanno delle canzoni meravigliose!
Il cd è appena uscito e siete in fase di promozione. Quanto conta per voi l’impatto visivo e dello spettacolo rispetto al solo impatto musicale?
Nei nostri live siamo molto esigenti con noi stessi.
Facciamo tre prove a settimana proprio per questo e l’impatto musicale è tutto!
Poi noi ci presentiamo sempre in divisa, indossando completi confezionati su misura seguendo modelli anni ’60. Ci piace, riprende le abitudini dei Beatles, dei Kinks o degli Animals in questo senso. Poi per il nostro atteggiamento sul palco, il tutto viene molto naturale perché sentiamo molto quello che suoniamo.