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Vicenzalive Box / Incantautrice o rock girl?

Cristina Donà

Incantautrice o rock girl?

Ho intervistato Cristina Donà in occasione del suo concerto al Max Live, un paio di settimane fa. Mi ha sempre affascinato ed incuriosito come artista e, dopo il suo concerto, posso dirvi che è un'artista piena di grinta e determinazione, caratteristiche che l'hanno accompagnata fino ad ora. Ma sentite cosa ci racconta.

04.02.2008 - Intervista a cura di Alessia Camera


Ciao Cristina! Sono sincera... non ho mai visto un tuo concerto prima di questo, quindi sono curiosa. Leggendo la tua biografia ho notato che prima di essere cantante hai lavorato comunque nel mondo dell’arte, anche teatro... e in seguito anche un libro ("Appena sotto le nuvole"). Quanto è importante per la propria musica essere artista e non solo cantante?
Beh, è fondamentale! Diciamo che tra l’altro le mie canzoni e i miei testi sono ricchi di immagini, sono soprattutto basate su immagini, su delle metafore, sempre legate appunto alla visualizzazione delle cose più che a delle storie vere e proprie.. che magari è un percorso che farò più avanti..e quindi secondo me, i miei trascorsi artistici legati appunto al liceo artistico e all’Accademia, a tutto quello che ho fatto di figurativo legato anche alla decorazione e al teatro hanno influenzato molto il mio modo di descrivere la realtà anche attraverso le canzoni. Poi, questa mia capacità potrebbe diventare ancora più importante nel momento in cui magari, un giorno mi metterò a creare delle scenografie ..ancora non abbiamo una produzione sufficientemente ricca per farle però ad esempio anche il libro che hai citato è un capitolo che comprende una parte di Cristina che nei dischi ancora non è venuta fuori, cioè quella legata proprio al disegno: ci sono dei disegni miei, delle foto che ho fatto io..è il mio mondo! Io da piccola pensavo di fare la ballerina..alla cantante ci pensavo meno perché in Italia non è proprio normale pensare a fare i cantanti come per chi nasce in Inghilterra o negli Stati Uniti, dove invece è più comume.E poi mi piacevano anche l’arte e il disegno ..quelle erano le mie strade!Ho avuto la fortuna di avere dei genitori aperti e comprensivi .. la prima cosa che mi hanno chiesto quando ho cominciato a fare questo lavoro è stata: “Ma ti mettono anche in regola?” io ho risposto "No” e loro: ”Beh ..almeno dai, ti piace!”.

E com’è avvenuto proprio il passaggio dall’Accademia alla musica?

     ...sono passata nel corso del tempo dal pensare le canzoni come delle poesie ad avere il desiderio di comporre delle canzoni con melodie più vicine a degli "ascolti per tutti"...     


Mah... io ho cominciato a suonare nei locali negli anni ’90 quando frequentavo l’Accademia, infatti proprio nel 1990 c’è stata l’occupazione delle Accademie ed ho partecipato a quella della mia, quella di Brera..e da lì ho anche cominciato ad esibirmi davanti alle persone che la frequentavano .. ho fatto diverse cose e fin da piccola, ogni volta che cantavo, mi esibivo o comunque cantavo semplicemente, sentivo che il piacere che provavo nel cantare era qualcosa che andava al di là del semplice coretto che si fa sul pullman in compagnia.. anzi addirittura, quando avevo già imparato a destreggiarmi con la chitarra, mi dava fastidio se gli altri non mi ascoltavano, cioè se ognuno si faceva i cavoli suoi, era un po’ antipatico! E ad un certo punto dopo aver fatto anni di gavetta per hobby nei locali perché facevo la scenografa, è arrivato il giorno in cui ho cominciato a scrivere cose mie... conoscevo già Manuel Agnelli degli Afterhours... le ha sentite, gli sono piaciute e abbiamo cominciato a lavorare insieme.

5 cd in 10 anni, continui tour europei e esperienza con artisti importanti come Ani di Franco, Patti Smith, Ben Harper, premi prestigiosi, collaborazioni importanti con Mauro Pagani e Manuel Agnelli, Morgan, i Subsonica... Tuttavia penso che tu sia un’artista che preferisce l’underground, le atmosfere raccolte alle grandi situazioni musicali (anche se hai partecipato a Sanremo): scelta o carattere?
Inizialmente sicuramente scelta, ma non consapevole. Cioè non è che io ho cominciato a fare le mie cose decidendo di farle per un pubblico ristretto: spesso si sceglie di fare la musica che piace. Allora io divido in due categorie: musica commerciale, quella per il grande pubblico e quella più underground come l’hai definita tu. Però, spesso, la musica underground lo è a suo malgrado perché non viene mandata nei network e non viene pubblicizzata. Io penso che chiunque fa il mio mestiere lo faccia con l’intenzione di arrivare a più gente possibile, anche quando fai una roba che sai che è difficile non penso che nessuno se la voglia tenere in casa se ama questo lavoro, altrimenti vabbè, fai qualcos’altro! Però poi succede che un certo tipo di musica per alcuni meccanismi viene veicolata in un certo modo ed arriva a tanta gente anche perché ha sicuramente delle caratteristiche più popolari però dipende molto anche dalla cultura di un Paese: ci sono posti come in Inghilterra o in Francia, dove anche se c’è tantissima cultura pop e ci sono programmi come i nostri “Saranno famosi ecc." c’è una scelta maggiore sui network, la BBC fa delle cose che noi ce le... se parliamo della radio nazionale ancora si salva, la tv no, assolutamente non dà spazio alla musica neanche un po’ e quindi lì c’è uno spartiacque. Per quel che mi riguarda io sono passata nel corso del tempo, dal pensare le canzoni come delle poesie e quindi basandomi solo sul testo, lavorando molto dal vivo, quindi cantando e sentendo la voglia di avere delle melodie su cui cantare, al cercare una melodia... perchè dopo un po’ mi rompo le palle... cioè siccome io mi considero soprattutto una cantante, sono arrivata ad avere il desiderio di comporre delle canzoni con delle melodie che magari sono più vicine a degli “ascolti per tutti”: l’ultimo album ne è un esempio lampante, che però, secondo me, fosse uscito per la Mescal avrebbe avuto lo stesso corso che hanno avuto gli altri, cioè “bello bello... bello bello... però non è...” uscendo invece per EMI, dato che la Mescal ha chiuso quindi io sono stata costretta ad andare alla EMI ma sono contenta, ha avuto fortunatamente una spinta maggiore, quindi finalmente Cristina Donà si è sentita anche in radio, su Radio Deejay.
Dipende un po’ dal prodotto però un po’ anche dal fatto che dietro c’è una spinta che fa arrivare una musica che fino all’altro ieri sembrava difficile invece chissà perché adesso…per cui spesso non è tanto la tipologia musicale ma è proprio il fatto che non c’è la cultura, che le radio spesso ti dicono cose assurde..i network hanno fatto dei danni mostruosi, hanno portato ad un livellamento terribile dicendo “Ma questo alla gente non piace” ed io penso..ma tu me lo dici..ma che ne sai?Le persone vanno educate, se non gli fai sentire niente, la gente compra o comunque ascolta e pensa che esista solo quella roba lì.

Esattamente! Non posso che darti ragione. Qualche anno fa è uscito un tuo album in inglese “Cristina Donà” per la Mescal, distribuito in 33 Paesi. Pensi che sia una scelta obbligata per un artista italiano che vuole farsi conoscere all’estero?
Purtroppo sì! L’italiano è una lingua che tanti amano, che dicono: “Ah, ma com’è musicale! Che bella! Che bella!” ma poi se soprattutto lavori su una musica che ha a che fare con il pop e il rock è strano sentire cantare in italiano. Un conto se porti l’opera, se porti le canzoni tradizionali del nostro pop, Pausini, Ramazzotti...che comunque anche loro hanno tradotto alla fine in spagnolo e in inglese. Parlandola solo noi ..eh sì, alla fine..purtroppo sì, siamo costretti! Ti dico purtroppo perché a me piace moltissimo l’inglese, cantare in inglese. Io ho cominciato con delle cover in inglese nei locali, però non la sento una lingua mia come ovviamente l’italiano e andare in giro a cantare le mie canzoni in inglese è bello però non è come se potessi cantarle in italiano.

Ho ascoltato i pezzi su myspace tratti dall’ultimo cd “La quinta stagione”. Le melodie particolari ma minimal esaltano la voce e i testi, sembra un album molto introspettivo. Provo a descrivere i tuoi primi album: "Tregua" una volontà di rinchiudersi e descrivere ciò che ci può essere in un’ipotetica stanza, "Nido" un tentativo di guardare fuori, "Dove Sei Tu" un vero e proprio movimento verso qualcosa. Come può essere descritto questo cd? E qual è stato il contributo di Peter Walsh?
Mi viene in mente un’immagine a proposito del lavoro... lo reputo un cd tondo. Io avevo bisogno di mettere a fuoco, come parlavamo prima, la forma canzone, la melodia, un certo tipo di arrangiamenti e Peter Walsh mi ha aiutato tantissimo in questo percorso perché lui fa quello, io l’ho scelto per quello. Perchè è un produttore che ha lavorato con i Simple Minds, con Peter Gabriel, con un sacco di gruppi pop anche con Scott Walker, un autore inglese pazzesco che vi consiglio di ascoltare e che è in giro da 30 anni, prima con i Walker Brothers e poi da solo, ha fatto una carriera pazzesca, una persona pubblica che è fuori dal tempo, anche se lavora su cose più strane, particolari (sorride, ndr). Questo album, rispetto agli altri, è sicuramente più tondo, regolare, che non ha quei momenti magari un po’ di sperimentazione che c’erano negli album precedenti ma per mia volontà, non perché li rinneghi o mi facciano schifo.. anche se poi come tutti anche noi cambiamo nella vita ed abbiamo esigenze diverse, magari una cosa che abbiamo fatto in passato ci fa schifo, può succedere..Però no, non è tanto per questo ma perché avendolo già fatto in passato non volevo ripetere questa formula, volevo trovarne una nuova che era proprio quella della regolarità. Mi sembrava più interessante e più diretto riuscire a confezionare un album caratterizzato da canzoni con una forma molto pulita e semplice negli arrangiamenti e lasciando perdere anche quelle particolarità dei miei testi che, a volte, li rendono strani, particolari, magari per qualcuno difficili, riuscendo a far sembrare il tutto più semplice e più diretto!Perchè se metti dei testi con dei riferimenti strani ed inusuali su una musica che è comunque strana ed inusuale diventa tutto più strano!Bello, l’ho già fatto, quindi ho provato un’altra strada.
Siccome ci tengo molto ai testi, ho voluto continuare a lavorare in quel senso anche se li ho semplificati rispetto al passato, un esercizio molto difficile. Per me è più facile cercare di essere come dire interessante ed è quello che mi piace anche fare da artista un po’ particolare, esagerando nelle stranezze e rimanendo sempre particolare piuttosto che trovare un percorso più definito e regolare. Ho detto: accetto la sfida! Voglio provare a vedere se veramente ancora quello che per me non è assolutamente difficile rimane lì nel suo underground oppure riesce ad uscire..

     ...sentivo ogni volta che cantavo, mi esibivo o comunque cantavo semplicemente, che il piacere che provavo nel cantare era qualcosa che andava al di là del semplice coretto che si fa sul pullman in compagnia...     

Ti senti più una rock girl o un’artista indipendente a tratti spiazzante? Un aggettivo per descriverti.
Com'è la seconda scusa? (ride,ndr) Io non mi reputo indipendente come mentalità nel senso musicale... ma intendevo indipendente nel senso che le tue musiche anche se sembrano difficili continuano ad essere proposte, come dicevamo prima ...ho trovato un termine che più che una descrizione, perché può sembrare presuntuoso, è un proposito: l’incantautrice..cioè riuscire a incantare in qualche modo, a portare la gente fuori dal rumore di tutti i giorni, e provare anche a farli pensare, a farli riflettere su delle cose o solo a farli viaggiare, perché è quello che la musica con me ha sempre fatto. Per me la cosa più bella è far star bene chi mi ascolta, quindi se ti va bene io ti dico INCANTAUTRICE..poi stasera sono molto anche rock girl ..sentirai poi il concerto..rock woman anche ormai sai..i 40 sono arrivati..

Grazie mille ed in bocca al lupo per il concerto!



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