Progetto T
In viaggio tra sogni e margherite..
Qualche mese fa, girando per myspace e grazie ad una conoscenza comune, mi sono imbattuta in un gruppo che ha colpito particolarmente la mia attenzione : il ‘Progetto T’. Da qui la nostra conoscenza inizialmente ‘virtuale’ ed in seguito, grazie alla loro partecipazione ai Playoff 2 di Vicenzalive, anche reale. E’ così che mi sono permessa di fare qualche domanda a Luca D’Aversa, voce e chitarrista della band vincitrice dei Playoff 2 di Vicenzalive.
21.01.2008 - Intervista a cura di Giulia Toniolo
Inizio con la classica domanda di presentazione: chi sono il ‘Progetto T’?
I ‘Progetto T’ sono rispettivamente: Luca D’Aversa: chitarre e voce; Luca Lepore: basso; Mauretto Gentili: batteria e cori; Davide Di Pasquale: trombone ;Enrico Martella: tromba, flicorno.
Come nasce il ‘Progetto T’ e perché si chiama così?
Il progettoT esiste ormai da diversi anni.. abbiamo voluto utilizzare la parola “progetto” perché l’idea è quella di racchiudere al nostro interno, non solo la parte musicale, ma anche una parte tecnica, dedicata (sin dai primi tempi) ad uno studio di registrazione. La T sta per Torricola, luogo in cui abbiamo iniziato a suonare.
Dal 2002, anno di nascita del progetto, ad oggi la band ha subito vari cambiamenti di assetto: come potreste sintetizzare l’evoluzione che vi ha portati alla formazione attuale?
Inizialmente eravamo una formazione base, basso chitarra e batteria. Sin dai primi tempi cercavamo sonorità diverse, abbiamo avuto per un periodo un violino, finché non si è presentato un trombonista, e da lì il nostro amore per gli ottoni. I fiati hanno una caratteristica molto particolare: sanno essere malinconici ed allo stesso tempo solari, questo è il motivo principale della nostra scelta riguardo l’organico del gruppo.
..riusciamo ad arrivare ad un prodotto che ci soddisfa pienamente, proprio mescolando i nostri background, cercando comunque di creare sonorità diverse...
I singoli componenti del gruppo sono influenzati da generi musicali eterogenei: si passa dai Led Zeppelin a Mile Davis attraverso Jamiroquai e Ani Di Franco solo per citarne alcuni. Sicuramente mettere insieme background così differenti incentiva la sperimentazione e l’arricchimento personale reciproco, ma incontrate mai difficoltà nel fondere la vostra musica e i vostri stili? Se sì, come le superate?
Assolutamente si, mille sono le difficoltà, soprattutto all’inizio dell’arrangiamento delle canzoni. Ma riusciamo ad arrivare ad un prodotto che ci soddisfa pienamente, proprio mescolando i nostri background, cercando comunque di creare sonorità diverse.
Ascoltando la vostra musica le parole che mi sono balenate alla mente per prime sono state ‘positiva’ e ‘movimento’. Mi ha colpito la freschezza delle melodie e la vivacità delle ritmiche che contrastano con una vena a volte malinconica dei testi, ma che lasciano comunque nell’ascoltatore un senso di positività: penso in particolar modo a ‘Traffico’ e a ‘Non vogliono farci sognare’, dove ad una musicalità allegra si accosta un testo da cui traspare un misto di rassegnazione e voglia di ribellione realizzabile, sì, ma solo nella propria mente. Questa vivacità dei ritmi che accompagna messaggi che possono apparire disincantati è più una spinta verso l’ottimismo e verso la consapevolezza che, comunque sia, dentro di noi siamo liberi, oppure è un incentivo ad addolcire la pillola della realtà con i sogni e la musica?
Credo proprio entrambe le cose.. mai la rassegnazione, insomma la vita di tutti giorni è quella che è, sta a noi cercare di migliorarla, e farla su misura per le nostre esigenze. E i sogni sono una buona palestra
.
Anche il tema del viaggio come evasione sembra caratterizzarvi: è solo un’impressione? L’automobile che avete scelto come simbolo è quella in coda nel traffico o quella che vi accompagna nel ‘viaggetto infinito’?
Assolutamente nel viaggetto infinito! Odio il traffico..
Il progetto T è impegnato anche nel fronte dell’incentivazione della musica giovanile: ci spiegate come e che risultati state ottenendo?
Come dicevo prima, abbiamo un piccolo studio di registrazione che mettiamo a disposizione di altre band, con prezzi molto competitivi. L’idea è di creare un giro di band che si danno man forte.
..i fiati hanno una caratteristica molto particolare: sanno essere malinconici ed allo stesso tempo solari, questo è il motivo principale della nostra scelte riguardo l’organico del gruppo...
Come band avete partecipato e state partecipando a numerose manifestazioni: nel 2005, tra l’altro, con il brano ‘Due righe’ avete vinto il premio della critica assegnato da Mogol al festival ‘Solomusicaitaliana’. Entrando in contatto con nuovi artisti, che idea vi siete fatti della musica emergente in Italia? Quali gruppi o artisti vi hanno particolarmente colpito e perché?
Sarà molto difficile uscire dalla situazione attuale.. le cose stanno migliorando, soprattutto grazie alla rete, ci si può fare pubblicità autonomamente, ma per arrivare al grande pubblico c’è ancora bisogno di utilizzare alcuni canali che sono inavvicinabili.. capita di parlare con produttori che sostengono un tipo di musica che noi difficilmente riusciremmo a suonare! Basta accendere la maggior parte delle radio e si capisce di cosa stiamo parlando.
Invece con Internet si può scegliere la musica che più ci piace..
Com’è il rapporto tra la città di Roma, intesa sia come istituzioni che come locali e pubblico, e la musica?
Sembra bella Roma per la musica dal vivo eh? Invece non proprio. Il problema fondamentale è che le persone non sono abituate ad ascoltare musica originale, ed in più spesso la qualità audio dei locali è sotto al livello base, di conseguenza non viene nemmeno voglia di cercare band nuove.
Progetti per il futuro?
Uno solo..Continuare a suonare liberamente…