Å
La forza delle emozioni
Ecco una band che, senza tanti sbandieramenti, sforna la musica più intrinsa di emozioni che abbia mai ascoltato. Questi tre polistrumentisti, gli Å riescono a creare un continuo loop di calma e di tensione. Un concerto di più di un'ora con una sola canzone, forse un medley senza interruzione, ma l'orecchio non era ancora stanco di ascoltare quel suono che arriva dritto dentro. Risponde Andrea,chtarra elettrica, ukelin, filtri e nastri.
10.12.2007 - Intervista a cura di Diego Pillon
Ciao. Vorrei fare un esperimento con voi, data anche la vostra indole, appunto, sperimentatrice. Vorrei fare una concept-interview, così da riuscire a descrivere fino in fondo la vostra musica, scoprendo i pregi e i difetti, fino ad estrapolarne l’essenza. La prima domanda di questo percorso è: perché Ǻ? Perché questo nome?Che significa?
Å è una lettera dell’alfabeto scandinavo, è l’ultima lettera precisamente, infatti l’ultimo paese abitato prima del polo nord in Norvegia si chiama Å. La scelta è stata effettuata dalla nostra etichetta, ce l’hanno proposto principalmente perché interessante dal punto di vista grafico, e poi abbiamo scoperto un sacco di significati, è anche il simbolo dell’unità di misura più piccola esistente (un milionesimo di millimetro o qualcosa del genere!). questo vuol dire che il gruppo non aveva ancora o quasi un nome!
...io parto sempre dal presupposto che tutto ciò che emoziona o comunque crea una reazione emotiva, piacevole o spiacevole, è arte...
Passiamo alla presentazione della band: descrizione e percorso evolutivo del gruppo e dei singoli più le principali influenze, musicali e non.
Noi siamo Andrea: chitarra elettrica, ukelin, filtri e nastri; Stefano: violino elettrico, basso, kalimba e filtri; Paolo: batteria, violoncello, voce e filtri. Poi ogni concerto abbiamo strumenti in più o in meno, siamo sempre in evoluzione.
Il concetto e la realizzazione di un gruppo di improvvisazione è nato 5 anni fa da me e Paolo e si chiamava Cuboaa. Poi è subentrato Stefano, con cui io suonavo già da tempo in un paio di band indie rock, e da lì poi è nata la collaborazione con Die Schachtel, la nostra etichetta, che ci ha definitivamente fatto nascere.
Le nostre influenze vanno dalla classica all’etnica al folk, all’avanguardia, all’improvvisazione radicale, al minimalismo, al krautrock fino all’elettronica. Amiamo comunque anche la canzone d’autore, come Conte, De Andrè, De Gregori, Nick Drake…etc etc.
Come nascono le vostre canzoni? Sinceramente, non sono riuscito a darmi una spiegazione e questo mi incuriosisce molto. Come si fa ad arrivare ad un concetto così complesso???
Semplicemente perché non sono composte …i nostri concerti come il nostro disco nascono da improvvisazioni, più o meno guidate da schemi che ci diamo prima di cominciare ma che poi strada facendo si perdono inevitabilmente, presi dal momento. È un assemblaggio di suoni, portati da ogni componente del gruppo, e il tutto è sempre in continua evoluzione. Molta gente che ci viene a vedere ci dice “l’altra volta è stato diverso, avete fatto un altro concerto!”…e sarà sempre così.
Che differenza esiste per voi tra un concerto e una registrazione in studio? Cosa cambia nella vostra musica?
Sono due approcci diversi con un medesimo intento. In studio hai più possibilità di costruire ed elaborare suono e brani. Pur partendo da improvvisazioni anche in studio, poi si cerca comunque di dare una forma più definita, ascoltabile da un impianto in casa seduti su un divano. Il live e la musica ascoltata in privato sono due approcci molto diversi.
Quanto conta l’improvvisazione nei vostri live? C’è spazio per i sentimenti in una canzone senza improvvisazione secondo voi?
Direi tutto! I sentimenti non dipendono dal genere o dall’approccio strumentale, c’è chi sa esprimere e c’è chi no…noi ci auguriamo di trasmettere ogni volta qualcosa!
Al concerto mi sembravate “operai della musica” perché lavoravate ognuno con il proprio strumento, ognuno intrappolato nel proprio spazio. Io sono sempre stato abituato a vedere il bassista schiena contro schiena col chitarrista o il cantante che fa atti. Come mai per voi non è così? Sembra non ci sia collaborazione e iterazione tra di voi.
Invece c’è una forte interazione uditiva ed emotiva sul palco anche se non sembra…il nostro presunto distacco è dovuto semplicemente alla concentrazione che è al massimo, sicuramente molta di più che in un concerto “scritto”, dove anche se non sei molto ispirato, comunque ti puoi permettere di eseguire meramente la tua parte…noi non possiamo permettercelo, come potrai ben capire!
...i nostri concerti come il nostro disco nascono da improvvisazioni, più o meno guidate da schemi che ci diamo prima di cominciare ma che poi si perdono inevitabilmente...
La vostra musica riesce a catturare il momento, riesce a spingerti dove vuole lei, liberarti dai tuoi problemi, in un turbine di emozioni continue, tra la calma e tensione: vi prego di aiutarmi a descrivere cosa dovrebbe suscitare la vostra musica.
Beh, direi che l’hai descritta molto bene…
Perché quello che fate è arte? Spiegatecelo.
Domanda ardua!...io parto sempre dal presupposto che tutto ciò che emoziona o comunque crea una reazione emotiva, piacevole o spiacevole, è arte. Sempre che questo sia voluto e non casuale ma soprattutto creato, perché il fattore “artigianale” è sempre fondamentale.
Ultima domanda, fuori dal nostro gioco, ma di rito: dateci qualche nome di artisti o band con cui vorreste condividere il palco. Progetti futuri?
In questo momento non mi sovviene nessun gruppo, comunque siamo sempre molto aperti a collaborazioni.In questo momento ci piacerebbe un sacco fare un concerto con Beatrice Martini (arpa) e Luca D'Alberto (viola), sarebbe molto interessante...forse un giorno ci riusciremo!
Il futuro è fatto di concerti che ogni volta registriamo e da cui prendiamo ispirazione per il prossimo lavoro in studio. Ora faremo una piccola turneè in quel di Berlino, sarà molto interessante vedere la risposta!