Casa
Composizioni di ordinaria follia!
I Casa sono un gruppo che non può essere descritto. Quasi come un quadro d'arte moderna, la musica per loro é una sperimentazione tinta di follia che sposta lo spettatore in un'atmosfera surreale.Vincitori di Musica a Rischio nel 2006, da poco hanno pubblicato il primo album “Vita politica dei Casa” (2007 – Dischi Obliqui).Risponde Filippo, cantante.
08.10.2007 - Intervista a cura di Alessia Camera
Ciao! Volevo cominciare col vostro nome: ne avete scelto uno rassicurante, che ispira tranquillità…siete sicuri di dare questa idea ai vostri fan? Io proporrei “casa di cura”…no ho capito, è un acronimo?
Il nostro nome non è un acronimo. Però qualcuno azzardò una serie di acrostici, per gioco, della quale ricordo solo quello che recita, non senza un’evidente falsità “Casa: Chiunque Abbia Sentito Apprezza”.
Facciamo conoscere la band al nostro pubblico…puoi autopresentarti e presentare la band, magari rispondendo nello stile in cui lo farebbe ogni componente per se stesso?
Brutto da dire ma i Casa hanno caratteri assai neutrali; noi siamo, piuttosto e per assurdo, inclini a seguire le indicazioni dei nostri capelli: radi quelli del cantante, crespi del chitarrista, riccioli del batterista e del bassista.
Domanda colta: la vostra musica dal vivo è schizofrenica, impulsiva, spaventosa a volte, a metà strada tra un brutto sogno e un attacco di isteria… in quale genere si può mai classificare tutto ciò???
L’etichetta è, probabilmente, quella dell’abusata musica inetichettabile. Tutto si dica, comunque, tranne che ‘indie’.
Quanto importanti considerate i testi all’interno delle canzoni?
Sono una delle componenti. Difficilmente troverai un musicista pronto ad affermare la supremazia della parola sul suono.
..è questo che facciamo, in ultima analisi: rock’n’roll. Con qualche accordo scelto al di fuori degli spartiti di Vasco Rossi...
Quando, qual è l’occasione più propizia per scriverli?
Succede che qualcuno arrivi in stanza con una frase o un paio di parole tipo “Piccolo ebreo”. A quel punto ci guardiamo in faccia e, con estrema onestà, cerchiamo di concordare quale sarà la sorte di quel “piccolo ebreo” all’interno della canzone.
A quale periodo musicale vorresti essere appartenuto? In quale zona del globo?
Beh, un periodo musicale (o un luogo) vale l’altro. L’importante è sentirsi in accordo con se stessi.
Momenti di lucidità contrapposti a crisi di nervi: con questo volete dare un chiaro segnale ai postumi che la società di oggi vi rende così?
Io, ai postumi, mi sono già affezionato.
Le sentite queste cose nella vita reale?
L’importante è che da ciò che sentiamo individualmente si arrivi alla sovrapposizione di 4 strumenti stretti assieme da un unico intento: legittimare la propria esistenza.
È stato bello offendervi durante il concerto (al Csc ad aprile in apertura ai Faust, ndr) però… oddio, ho avuto bisogno di sfogarmi pure io!!! Perché mai poi…
Credo sia la funzione catartica di un certo modo di intendere il rock. Perché è questo che facciamo, in ultima analisi: rock’n’roll. Con qualche accordo scelto al di fuori degli spartiti di Vasco Rossi.
E a proposito dei live…voglio le tue sensazioni, le emozioni che provi quando sei su un palco…voglio tutto!!!
Disagio. Preferisco starmene in studio a registrare un pezzo e misurarmi con le infinite varianti di composizione e registrazione.
..qualcuno arriva in stanza con una frase tipo “Piccolo ebreo”.,ci guardiamo in faccia e, con estrema onestà, cerchiamo di concordare quale sarà la sorte di quel “piccolo ebreo” all’interno della canzone...
“Dio creò i pazzi perché potessero fare ciò che non è concesso alle persone normali”. Che ne dite?
Non vi è nessuna certezza che il talento sia legato alla pazzia. Spesso però, ne convengo, la pazzia è conseguenza del genio, quando sfugge di mano al suo possessore. A monte di tutto comunque mi pare improbabile l’esistenza di un dio.
Mi date una spiegazione sul perché si può solo o amarvi od odiarvi?
Sbagli: nel mezzo c’è l’indifferenza di chi, ascoltandoci, ci crede intenti ad accordare gli strumenti.
Cosa vuol dire fare della buona musica per voi?
Riuscire a concordarci tra noi su una canzone che abbia la caratteristica di iniziare e terminare in un certo momento e in un certo modo.
Come fa una persona a credere se la vostra è buona musica o solo rumore e tanta confusione?
Se per essere apprezzata la nostra musica avesse bisogno che qualcuno creda nella sua validità potremmo dire di aver fondato l’ennesima religione.
Il messaggio che mi trasmettete mi arriva nella parte inconscia del cervello..
Oro.
Domanda un po’ di rito, ma detta da voi, acquista nuovo vitalità: i gruppi che vi piacciono di più in zona e quelli con cui vorreste collaborare?
Solo il batterista e il bassista frequentano ‘la zona’. Al primo piace un elettronica sul genere Pan Sonic e al secondo il folk nella variante di Nick Drake; se ti vengono in mente dei gruppi della zona che si cimentino con questi generi mettici quelli.
Grazie mille ragazzi!ci vediamo il 20!!