Polar for the Masses
Musica per le masse
Dopo svariate metamorfosi di formazione e direzione musicale i vicentini POLAR FOR THE MASSES diventano un trio. Ora hanno partorito il loro primo album autoprodotto dal forte sapore stoner rock affatto scontato. Qui ci spiegano la loro “visione” in fatto di: distribuzione digitale, performance live e …automobili. La parola a Davide, bassista del gruppo.
09.04.2007 - Intervista a cura di Alberto Simonato
Ciao ragazzi! Tra le tante cose che voglio chiedervi una dovete svelarmela subito: tempo fa vi chiamavate semplicemente POLAR. Ora avete “aggiornato” il nome in POLAR FOR THE MASSES. Che significato ha questo nome? Cosa volete comunicare con esso?
Ciao, sono Davide, il bassista. POLAR era stato scelto inizialmente come nome perché suona bene e perché c’eravamo resi conto che l’unica cosa che accomuna noi tre è che abbiamo tutti posseduto una Polar (Volvo). E’ una macchina particolare, enorme e pesante che cambia la tua percezione del mondo quando la guidi… provare x credere! Pensiamo che questa “filosofia” spieghi anche la musica che facciamo, il problema è che esistono molte altre band in giro per il mondo che hanno questo nome, così abbiamo deciso di aggiungere un pezzetto alla nostra ragione sociale attingendo dal nostro background… Amiamo molto i Depeche Mode (che considero uno dei più importanti gruppi rock, perché il rock è un’attitudine, non solo musica) e così abbiamo rubacchiato un pezzo dal titolo di un loro album: “Music for the masses”. Et voilà, POLAR FOR THE MASSES (P4TM), la nostra visione del mondo è qui, ed è a portata di mano di tutti quelli che hanno voglia di fermarsi ad ascoltare!
Facciamo un passo indietro. La vostra formazione e soprattutto la vostra proposta musicale ha subìto dei sensibili cambiamenti prima di arrivare all’attuale trio che ha composto il primo album.
Raccontatemi un po’ l’evoluzione della band.
Storia molto lunga e molto tormentata… premetto che non siamo più dei ragazzini, abbiamo avuto molte esperienze musicali in passato e abbiamo suonato assieme in un progetto diverso per un lungo periodo. Ad un certo punto ci siamo trovati con un sacco di macerie alle spalle, contratti, concerti, dischi che non hanno portato a niente di duraturo. Abbiamo deciso di buttare tutto e ripartire a fare quello che sentivamo di voler fare senza produttori o case discografiche da cui dipendere. E’ stato difficile ma alla fine siamo felici di essere liberi e mi sembra che i risultati del nostro lavoro siano molto buoni!
"Let me be here”, il vostro primo album lo reputo fortemente stoner, minimale negli arrangiamenti ma potente, con distorsioni incisive, basso molto “grasso” e batteria dinamica, pezzi coinvolgenti, di spessore, grazie a melodie e linee vocali (cantate con buona pronuncia inglese) che nella maggior parte dei casi restano indelebili nella testa dell’ascoltatore. Percepisco un equilibrio tra il suono sporco e distorto, come da tradizione stoner, ma anche una cura particolare nella composizione. Come nascono i vostri pezzi? Quanto c’è della vecchia formazione e quanto di nuovo?
...mi sono reso conto, a distanza di tempo, che abbiamo una vena “mistica” pur parlando di cose molto terrene…non saprei come spiegarlo... c’è un’aria di sacro pur parlando di profano...
Quello che hai descritto è quello che siamo, usiamo gli ingredienti che abbiamo per fare la musica migliore che riusciamo a fare. Ci piace sporcare la melodia con rumori e dissonanze ma siamo molto meticolosi in fase di scrittura e composizione e siamo capaci di smontare una canzone, se non ci piace, per ripartire a scriverla dalla singola parte che ci convince. In passato abbiamo avuto il problema di essere troppo prolifici e di non riuscire a portare ad un livello superiore i brani che scaturivano di getto. Venivano fuori così e non riuscivamo a migliorarli. Abbiamo lavorato molto soprattutto su noi stessi, per limitare il numero di idee e raggiungere una consapevolezza compositiva tale da renderci capaci di “costruire” le idee partendo da spunti grezzi e ricercando la novità, la non consuetudine. Forse non sembra, all’ascolto, ma dietro c’è un gran lavoro e posso dire che i nostri brani sono quasi tutti molto “ragionati” e costruiti. Abbiamo cercato la nostra idea di sintesi tra potenza, semplicità e creatività. Volevamo un disco semplice ma non banale, che offrisse vari livelli di ascolto, che non stancasse.
Vuoi spendere qualche parola per dirci di cosa parla “let me be here”? I testi chi li scrive?
“Let me be here”, l’intero progetto è nato con l’intento di fare un album che rispecchiasse noi stessi e la nostra visione della vita e del mondo. In queste canzoni parliamo di tanti argomenti e mi sono reso conto, a distanza di tempo, che abbiamo una vena “mistica” pur parlando di cose molto terrene…non saprei come spiegarlo…c’è un’aria di sacro pur parlando di profano…forse anche in questo rispecchiamo le nostre influenze: trovo che i Depeche Mode siano grandi in questo…hai sempre l’impressione di assistere ad una cerimonia religiosa, quando li vedi! I testi di solito vengono scritti da Simone (voce-chitarra) e da me. Spesso modifichiamo i testi che l’altro propone ottenendo chiavi di lettura diverse e molteplici. Ci piace essere diretti e ambigui allo stesso tempo. Credi che stiamo parlando di una cosa e invece alla fine, o ad un secondo ascolto, ti accorgi che forse parlavamo d’altro. A me, poi, piacciono anche i giochi di parole per cui mi capita di scrivere frasi apprezzabili più per la sonorità che per il significato…non dobbiamo scordarci che si tratta di canzoni e che le parole hanno una funzione all’interno di un contesto musicale…la poesia è un’altra cosa!
...Moby ha detto che in futuro i cd verranno comprati solo da anziani e contadini… io credo solo dai contadini, perché anch’io (che mi ritengo anziano) ho iniziato ad acquistare musica liquida...
Dal vivo mi ha colpito la botta che avete nonostante siate solo un trio. Come ogni trio storico della storia del rock, la difficoltà viene dal riuscire a riproporre live i pezzi registrati in studio. Come vi siete mossi per affondare i concerti in trio?
Dal vivo abbiamo una gran botta perché siamo sordi! Scherzi a parte, Jordan è un batterista magro ma estremamente potente! Capita spesso che durante i check dal vivo ci si veda costretti a dirgli di picchiare meno… Avevamo la sindrome da live, tempo fa, nel senso che ci sentivamo in obbligo di riproporre fedelmente dal vivo i brani come da versione su disco. Ora semplicemente ce ne freghiamo, nel senso che quei brani che hanno arrangiamenti non adatti ai live vengono riarrangiati oppure non vengono proprio eseguiti! Comunque questo non è un problema per noi, perché la maggioranza dei pezzi è registrata senza sovrastrutture, solo basso, chitarra e batteria quindi dal vivo vengono riproposti così come sono. Tutti i suoni che sembrano aggiunte di elettronica in realtà sono creati col basso e dal vivo li faccio tali e quali. L’unico pezzo che ha subito un vero riarrangiamento è “better than you” perché dal vivo non giriamo col pianoforte a coda….(chi ha comprato il disco capisce di cosa parlo!)
Parlando di promozione della vostra band, di come vi state muovendo, va detto che oltre a pubblicità canonica su riviste di settore (Rock Sound), internet gioca un ruolo fondamentale per la veicolazione della vostra musica. Interviste on line, banner su portali come Rockit ma soprattutto la distribuzione del vostro album in digital download nei principali portali dedicati (iTunes, Buy music, Bitmunk, Napster USA, Pay Play ed altri). Volete raggiungere proprio le masse eh?
Come giudicate questo attualissimo metodo di vendere la propria musica?
Come dice il nostro nome, siamo qui per portare la nostra filosofia alle masse! Quindi quale mezzo migliore di internet? Moby ha detto che in futuro i cd verranno comprati solo da anziani e contadini… io credo solo ai contadini, perché anch’io (che mi ritengo anziano) ho iniziato ad acquistare musica liquida. Scherzi a parte, attualmente il cd fisico fa ancora la parte del protagonista, ma in passato ho visto quanto poco c’hanno messo a sparire i dischi in vinile….quindi noi intanto ci siamo portati avanti!
Altro passo non meno importante per i polar for the masses è stato creare una propria etichetta indipendente: la “Black Nutria”. Come e perché è nata quest’idea? Cosa pensate possa portare?
La Black Nutria è nata dal nostro desiderio di indipendenza. All’inizio serviva a produrre noi stessi, ma abbiamo iniziato ad allargare la famiglia: stanno arrivando un paio di novità e adesso non ne voglio parlare perché è un po’ prematuro ma ci saranno sviluppi! Comunque a onor di cronaca non siamo solo noi ma ci stanno dando una mano anche altre persone. L’etichetta non lavora in modo tradizionale, ma distribuendo digitalmente i lavori di band mature che hanno voglia, come noi, di autoprodursi ed essere libere di fare ciò che vogliono. Il bello è che possiamo raggiungere tutti i negozi virtuali più importanti del mondo e girare alle band una percentuale di guadagno enorme, rispetto a quello che ti offre qualsiasi label “fisica”….
C’è da dire che comunque portiamo il nostro spirito di collaborazione nella gestione della faccenda: abbiamo avviato collaborazioni con altre etichette e cerchiamo un rapporto di collaborazione in generale con le band che coinvolgiamo, proprio perché non siamo la classica casa discografica.
Domanda di rito: vi siete fatti un’idea della situazione musicale emergente vicentina e italiana? Che ne pensate? C’è qualche gruppo che vi ha convinti a seguirlo come etichetta?
La scena vicentina e veneta in generale è molto attiva e ci sono molte realtà da tenere d’occhio. Siamo in contatto con molte band e apprezziamo quello che stanno facendo. C’è anche una gran voglia di far emergere queste realtà da parte di locali e centri sociali e questo è molto positivo. Se pensi che a Vicenza e provincia ci sono band che fanno tour in tutto il mondo…rispetto a com’era la situazione anche solo 10 anni fa c’è di che esser fieri! Ci sono molte band che mi piacerebbe “licenziare” come etichetta e non faccio nomi solo perché ho paura di dimenticare qualcuno…
Domanda di rito n° 2: cosa vedete nel futuro prossimo dei Polar? Pensate che tanto sbattersi per la propria musica, rimanendo “indie-pendenti” porterà a qualcosa? (io lo spero!)
I P4TM sono vivi e hanno intenzione di esserlo a lungo, quindi per forza di cose si sbatteranno per la causa e rimarranno indipendenti perché ornai c’hanno preso gusto! Se questo porterà a qualcosa non lo so, sicuramente diventeremo sordi prima del tempo…ma ricorda, il futuro è l’anziano!
p.s. non so cosa voglia dire, comunque ciao, grazie per l’intervista e ricordatevi di comprare il nostro disco!
