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Vicenzalive Box / Non solo tacchi alti e minigonna!

Vertigini

Non solo tacchi alti e minigonna!

Le Vertigini sono un gruppo femminile: Zoe, Ale, Kate e Ele si propongono con un genere definito da una miscela di rock, blues e una buona dose di pop energico. Dopo buone recensioni in Italia sono pronte a sbarcare in Europa con il loro primo album Call me Crazy.Risponde Eleonora, batteria.

16.04.2007 - Intervista a cura di Alessia Camera


Le Vertigini nascono a Milano, raggiungendo la formazione attuale con l’ingresso di Ale alle chitarre (collega ed anche omonima!!). I primi mesi avete comunque passato il vostro tempo suonando sempre praticamente, tra jam sessions e prove alla ricerca del proprio stile... ma qual è lo stile delle Vertigini?
Lo stile delle Vertigini è molto diretto, speriamo sia anche comunicativo quanto basta per raggiungere il maggior numero di persone, almeno in potenza. Nasce dalla passione per la musica, filtrata dalla nostra sensibilità.

Siete un gruppo di sole ragazze, Zoe, Caterina, Eleonora ed Alessia. E penso proprio che sia ora che si propongano gruppi di ragazze in grado di dare del filo fa torcere ai colleghi maschietti. Quali pensate possano essere i vostri punti di forza rispetto ad un gruppo di soli uomini? E i punti di debolezza?Altro aspetto... pensate che in un gruppo interamente femminile ci sia più coesione e amicizia o più invidia rispetto ad un gruppo dove ci sono anche ragazzi?
Non pensiamo che ci siano differenze tra donne e uomini, dal punto di vista strettamente musicale/strumentale/compositivo. Ovviamente ci sono sensibilità diverse, che magari differenziano il modo di trattare medesimi argomenti che poi ispirano una composizione e ne diventano il tema.
La mente delle persone, spesso vincolata da pregiudizi, vede le cose più lontane di quanto non lo siano.
Per quel che riguarda le relazioni tra membri della band, certo le donne sono più cervellotiche, il che a volte complica le cose. Ma noi abbiamo trovato la maniera di comunicare e per ora sembra funzionare!

Penso che lo stile di un gruppo non sia rappresentato esclusivamente dalla musica, ma anche da tutto il contorno: live, abbigliamento, comportamento... soprattutto se si tratta di un gruppo di ragazze! Che importanza ha rivestito la ricerca di un vostro stile? E soprattutto si è adattato ai vostri comportamenti personali, oppure no, oppure ancora le Vertigini hanno un’immagine complessiva che è distinta da quelle personali dei singoli componenti?

     ...i nostri live sono piuttosto appassionati ed energetici,alterniamo momenti più “intimistici” a momenti aggressivi. Sono live rock: la band sul palco e la musica in primo piano...     


Abbiamo tralasciato la questione dello “stile esteriore della band” per qualche tempo. Avevamo maggior bisogno di concentrarci sulla musica e sui contenuti da comunicare. Lo stile in questo senso è venuto da sé, dall’apporto del carattere di ognuna. Poi, a volte, anche noi ci divertiamo, e magari suoniamo tutte vestite in camicia e cravatta.

Le vostre canzoni sono una miscela di rock e pop melodico, e presentano spunti interessanti..come nascono le canzoni delle Vertigini? E soprattutto... un nome in italiano ma una scelta di scrivere i testi in inglese, indotta dalla facilità e armonia delle parole o una vera e propria scelta stilistica? Pensate che in un futuro potreste scegliere di scrivere i testi in italiano?
Le canzoni delle Vertigini nascono in sala prove. A volte Caterina o Zoe portano una linea melodica e una struttura di accordi, su cui la band intera lavora per dare forma al brano e creare gli arrangiamenti, prova dopo prova. Altre volte, i brani nascono da un’improvvisazione pura, da un momento di divertimento, magari, nel quale sentiamo spunti che catturano per caso il nostro interesse.
Siamo piuttosto pignole, in fase compositiva. Non ci accontentiamo facilmente. Per quel che riguarda la scelta linguistica, per ora ci è sempre sembrato che la nostra musica si accompagnasse meglio a testi in inglese. Le sonorità strumentali e melodiche si accoppiavano meglio. In questo momento, siamo impegnate nella stesura di nuovi brani e in realtà notiamo una certa nuova urgenza di utilizzare l’italiano, per avere un vocabolario espressivo più ampio. Vedremo come andrà a finire. Non ci precludiamo nessuna possibilità.

Esistete dal 2002, avete partecipato ad alcuni dei più importanti festival italiani come l’ArezzoWave Love Festival e siete arrivate alla finale dell’ I-Tim tour italiano. Cosa pensate di questo tipo di concorsi? Che visibilità possono dare ad un gruppo emergente? Ma soprattutto, che immagine danno al gruppo rispetto ad altri contesti più accademici come ad esempio il Festival di Sanremo o Rock Targato Italia?
Sia per quanto riguarda Arezzo Wave, che per quanto riguarda l’I-Tim tour (al quale abbiamo partecipato selezionate da Rock TV), si è trattato per noi di esperienze assolutamente emozionanti. Ci siamo esibite su palchi grandi, importanti (eravamo sul main stage ad Arezzo, mentre all’I-Tim tour abbiamo suonato in Piazza Duomo a Milano... bellissimo!), con tanto pubblico davanti. È stato interessante perché abbiamo visto come funzionano gli eventi musicali più grossi, con nomi importanti. E poi più il palco è grande, più ci si esalta suonando. Ben vengano possibilità di questo tipo, per bands e artisti emergenti!
La visibilità, poi, è un altro discorso. Soprattutto ad Arezzo abbiamo conosciuto altri musicisti con maggiore esperienza, e abbiamo ricevuto molta attenzione, ma non sempre poi le cose hanno un’evoluzione rapida in positivo. Diciamo che si tratta comunque di esperienze che servono e gratificano. Per quel che riguarda la differenza rispetto a contesti più “tradizionali”, che dire: certo il Festival Sanremo, per com’è fatta la musica in Italia, dà una visibilità immediata e maggiore. Dipende da cosa cerca la band o l’artista che partecipa all’evento e che ambito sente più congeniale.

In genere il live, come sottolineavo anche prima, non esprime solo la musicalità delle canzoni ma anche i particolari delle bands e degli stessi musicisti. È con il concerto che il gruppo si mette in discussione e raggiunge il contatto con il pubblico. Come sono i vostri live?E soprattutto come sono e cosa si aspettano le persone che vengono ai vostri live?
I nostri live sono piuttosto appassionati ed energetici. Alterniamo momenti più “intimistici” a momenti aggressivi. Sono live rock: la band sul palco e la musica in primo piano. Il pubblico, per ora, non è ancora molto definito: vediamo gente variegata per età e tipologia. E questo in realtà ci piace: è bello confrontarsi con persone diverse, e soprattutto averne sempre la possibilità. In genere,crediamo che chi viene a vederci si aspetti un live tosto, fatto da musiciste che suonano con energia.

     ...arriva un momento in cui tutti realizzano che la musica è uno scopo più alto e che non vale davvero la pena di sprecare il tempo – che già è poco!- dietro alle invidie sterili...     

Call me Crazy è il vostro primo singolo, ed è anche il titolo del vostro primo album, che esce per la Urban Solo,con distribuzione Self. Ho letto che ha ricevuto molte recensioni positive. Siete soddisfatte del lavoro fatto?
Molto. Terminare e far uscire questo disco è stato un traguardo importante per noi. Per non parlare di tutto quello che abbiamo imparato, sulla musica e su noi stesse, dall’esperienza in studio. Adesso ci gratifica sapere che lo sforzo che abbiamo fatto è apprezzato dagli altri.

Attualmente siete in tour per la promozione del cd. Quali sono gli oggetti che non potreste fare a meno di portare con voi (oltre agli strumenti naturalmente)?
Per quel che riguarda Zoe, sicuramente la macchina fotografica. Zoe è un’ “artista a 360°” e l’altra sua passione è, appunto, la fotografia. Per quel che riguarda Caterina, la sua chitarra acustica, che sul palco non usa ma che invece le serve per scrivere i brani che interpreta nel suo progetto solista cantautorale MissinCat. Alessia non potrebbe fare a meno del santino di Maradona o della foto della vista di cui si gode da casa sua a Pozzuoli (è una napoletana DOC). Eleonora non potrebbe fare a meno del computer portatile, per essere sempre connessa con il resto del mondo.

Milano offre notevoli opportunità ai gruppi emergenti, la città è grande ed è “proiettata” verso l’Europa. Esistono moltissimi gruppi, anche gruppi di ragazze come le Bambole di Pezza, le quali fanno però un genere diverso dal vostro. Secondo me i gruppi, soprattutto quelli di ragazze, dovrebbero allearsi non farsi la guerra, al fine di aprirsi la strada proprio grazie alla solidarietà e alla coesione. Ditemi la verità, pensate che sia una cosa facile oppure no?
Conosciamo un mucchio di musiciste donne (tra cui le nostre amiche Bambole, che provano nella sala di fianco alla nostra, praticamente, e che spesso incontriamo nelle “uscite mondane”) e siamo in ottimi rapporti con tutte. Forse la faccenda delle “guerre” appartiene alla fase di “incoscienza” di chi suona. Arriva un momento in cui tutti realizzano che la musica è uno scopo più alto e che non vale davvero la pena di sprecare il tempo – che già è poco!- dietro alle invidie sterili. Da sempre noi utilizziamo il motto: “Se gira bene per loro, gira bene anche per noi”. E funziona!

Grazie a MySpace avete destato l’interesse anche in ambito Europeo, e un’etichetta svedese, la Dead Frog Records infatti, vorrebbe distribuire e promuovere il vostro singolo in altri Paesi Europei e nel Nord America. La considerate come un’occasione da prendere al volo oppure è una cosa su cui costruire un progetto futuro, quando le Vertigini saranno più conosciute in Italia?
Sono molti gruppi italiani che sono quasi più famosi all’estero che in Italia, basta pensare ad esempio ai Lacuna Coil, altri invece fanno fatica a sbarcare all’estero. Cosa pensate di questa situazione relativamente al mercato emergente italiano?
Non solo è un’occasione che stiamo prendendo al volo e su cui stiamo lavorando da molti mesi, ormai, ma è un’opportunità che non si è presentata per caso, ma che ha fatto seguito a una ricerca articolata di contatti all’estero. Abbiamo sempre pensato che fuori dall’Italia l’impegno dei musicisti sia più riconosciuto ed apprezzato. Questo anche a seguito delle nostre esperienze come band all’estero (lo showcase a Londra, il tour in Germania e quello in Olanda che abbiamo potuto effettuare). Pensiamo che valga comunque la pena di provarci, anche per bands emergenti poco supportate, ma che comunque all’estero potrebbero trovare una loro nicchia ed esserne gratificate. Il fatto che molti gruppi italiani siano più noti fuori da qui che in patria rende abbastanza l’idea: purtroppo il mercato musicale italiano tende ad andare a rimorchio degli altri paesi. Ma questo è un lungo discorso.

Progetti futuri delle vertigini: tanti live in Italia e all'estero? Magari un bel festival a livello nazionale con solo gruppi femminili?
Speriamo nei live.... In Italia e all'estero! Anche se al momento stiamo progettando di rinchiuderci nuovamente in sala per scrivere il secondo disco.



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