Disfunzione
English-italian-rock
Ci sono molte variabili che aiutano o meno una band a farsi strada nell'intricato percorso della musica e della discografia italiana. Il caso, la perseveranza, la fortuna , le buone qualità tecniche, uno show convincente, i bei pezzi.Credo che i Disfunzione e la loro storia siano proprio un mix di tutto questo. E in piu' hanno una gran voglia di andare avanti e di fare ascoltare a tutti le loro canzoni. Intanto sentiamo cosa ci dicono.
02.04.2007 - Intervista a cura di Alessandro Foletto
Vorrei cominciare chiedendovi il perché di un nome così, diciamo tendente alla negatività, come puo’ essere “Disfunzione”. Anche se ovviamente si puo’ vedere anche nelle sue accezioni positive…tendenti al cambiamento e all’anomalia di qualcosa che funziona, ma che non va come vogliamo noi, quindi una spinta al miglioramento. Sbaglio? Ditemi tutto!
Non ci dispiace affatto la tua interpretazione:”tendenti al cambiamento e all’anomalia di qualcosa che funziona, ma che non va come vogliamo noi, quindi una spinta al miglioramento”. La useremo come prossima risposta alle interviste!.
Scherzi a parte, l’idea del nome è nata per gioco più di 10 anni fa, visto che tutti i componenti del gruppo risultavano non abili al servizio di leva. Avevamo tutti “qualcosa che non funzionava” e anche con il passare del tempo e l’avvicendarsi dei componenti la caratteristica è rimasta. Il nome calzava e col tempo, nonostante le critiche di molti addetti ai lavori, ci siamo affezionati. Poi, a parer nostro, chi fa parte di un gruppo rock, del tutto normale non è, ma il rock si sviluppa e nasce anche dagli errori, da piccole interferenze e imperfezioni, quindi Disfunzione descrive bene il nostro modo di lavorare oltre alle nostre strambe personalità.
Fate la stessa musica da moltissimi anni. Non si puo’ dire quindi che il vostro “essere-di moda-adesso” sia frutto di una manovra a tavolino. Cos’è cambiato nel mondo della musica da quando avete iniziato ad oggi?
Cosa è migliorato e cosa è peggiorato?
Perché adesso potete azzardare di dire “siamo qualcuno”, “abbiamo fatto qualcosa” e magari non lo potevate azzardare 6-7 anni fa?
Siamo contenti che tu abbia sottolineato questo aspetto. Non è mai stata nostra intenzione adattarci al trend del momento, anche se è inevitabile essere influenzati da ciò che si ascolta. Le nostre caratteristiche musicali non sono state stravolte negli anni ma si sono al contrario rafforzate e stabilizzate. Non vogliamo passare per i precursori ma in questi anni abbiamo visto “diventare di moda” certe influenze musicali e certe sonorità che da sempre sono presenti nei nostri brani. Prima le malinconie acustiche di Travis e Coldplay, poi il ritorno in auge di sonorità anni 80; ormai quasi tutti i gruppi di successo citano tra le loro influenze CURE, SMITHS, TALKING HEADS, NEW ORDER, JOY DIVISION. Certamente INTERPOL, BLOC PARTY, EDITORS, THE STROKES e compagnia bella ci hanno influenzato e ci ha fatto piacere vedere che ragazzi della nostra età in diverse parti del mondo sono vicini a noi come gusti e tendenze, ma la nostra musica ha seguito la direzione, magari inconsapevole e istintiva, che sin dall’inizio gli avevamo dato. Per chiudere questa risposta (già ci siamo dilungati ma ci teniamo a questo aspetto) ti diciamo che neanche ora ci azzardiamo a dire “siamo qualcuno”, diversamente da 6/7 anni fa però abbiamo un po’ di consapevolezza che finalmente le cose girano per il verso giusto, e che la nostra maturità compositiva e live si sta facendo strada tra la gente.
...le vicende dei Disfunzione sono quasi una telenovela fatta di promettenti quanto inutili proposte discografiche, manager fasulli, problemi personali, innumerevoli sogni, delusioni ed emozioni...
Ho scaricato da qualche parte dei vostri brani che non avevo mai sentito. Quanto conta internet per voi, e quale importanza ha musicalmente parlando? Piu’ aspetti positivi che negativi?
Sappiamo che il rock è fatto di cicli e richiami continui, ci saranno sempre quindi i ritorni a certe tendenze, quello che sta cambiando è il modo di propagarsi delle canzoni stesse grazie al fenomeno internet. Molti sono gli aspetti positivi, ci teniamo però a sottolinearne due di negativi sotto il nostro punto di vista. Il primo è la facilità con cui si scarica musica in rete. Sta facendo perdere il gusto di ascoltare un album nella sua interezza, con la successione dei brani che l’artista ha voluto. Il secondo aspetto rischioso, che inevitabilmente penalizza il valore artistico del disco, è la facilità con cui si scarica e si consuma la musica. Siamo favorevoli al download, meraviglioso mezzo di promozione, ma purtroppo a volte si trasforma in puro sciacallaggio con la conseguenza di ridurre drasticamente i già pochi fondi disponibili a far crescere le band.
Un cd a testa che descriva le vostre origini musicali...
Walter (voce): molto dura la scelta di un solo cd, ma se parliamo di origini, “The Joshua Tree” degli U2 ha scosso il mio torpore molti anni fa e per la prima volta mi ha fatto desiderare di far parte di una band.
Luca (chitarra): mah, tralasciando quel filone grunge anni 90 in cui si potrebbero citare svariati album di forte influenza, posso dire che “Rubber Soul” dei Beatles, scoperto un po’ in ritardo, è stato fondamentale sotto l’aspetto melodico e compositivo.
Andrea (basso): lo storico "The queen is dead" degli Smiths
William (batteria): io ho avuto un passato legato al metal ma il disco che ha segnato indelebilmente la mia svolta musicale è stato “Confusa e felice” di Carmen Consoli. E’ stata la prima cantautrice che mi ha fatto mettere le idee un po’ in ordine, che mi ha portato agli ascolti di oggi e avviato un importante cambiamento.
Vi ho visti ad un Rock Targato Italia qua a Vicenza, circa 8 anni fa. Avevate un'altra line-up mi pare… A fine concerto sono venuto a chiedervi un demo ma avete detto che non ce l’avevate. Credo quindi che foste proprio agli inizi. Eppure mi avete rapito per un live vissuto e sofferto, molto genuino. Poi non vi ho piu’ sentito, c’erano voci di scioglimenti, di riprese. In internet le notizie scarseggiavano. Poi d’un tratto la rinascita.
Cosa vi ha tenuti uniti e cosa vi ha fatto continuare, fino all’ambita meta del primo CD sotto etichetta Jestrai?
..."S. Chirico Nuovo” provincia di Potenza: più di 800 Km sotto il sole d’agosto e almeno gli ultimi 50 percorsi su strade dissestate con tanto di greggi di pecore che a tratti scortavano le nostre automobili....
Le vicende dei Disfunzione sono quasi una telenovela fatta di promettenti quanto inutili proposte discografiche, manager fasulli, problemi personali, innumerevoli sogni, delusioni ed emozioni. Non sappiamo bene neanche noi come abbiamo fatto a resistere a tutto ciò, di sicuro il fatto che siamo amici da molto tempo e il continuo incoraggiamento della gente ci ha fatto ingoiare molti rospi.
Cerchiamo di farti un riassunto a tappe: 1996, primo concerto dei Disfunzione, molto alcolico, scordato ma ricco di pathos ed emozione. Una scaletta flash, otto brani messi a punto in poco più di una settimana (tre nostri e cinque cover). A causa dell’atteggiamento da bad boys da parte di alcuni componenti, il progetto viene accantonato dopo un concerto finito in rissa. Luca da vita ai Mama in inca e Walter inizia a suonare in un progetto chiamato Zia ell.
Dopo un anno, che ha segnato indelebilmente la vita dei componenti (malattie, faccende personali e sbandate varie), arriva l’invito ad iscriverci a “rock targato Italia” e ci convince (non senza problemi e dubbi) a riunirci e ad accantonare gli altri progetti. Il gruppo è per tutti un nido in cui ripararsi e risulta terapeutico nei confronti di problemi che con il tempo si risolvono quasi miracolosamente. Da qui nascono i brani che nel 2000 vengono raccolti in “Compromettersi” uscito per una piccola etichetta di Padova. Il cd non viene distribuito nè pubblicizzato a dovere ed è per questo che tuttora non lo consideriamo un album ufficiale nonostante molti fans ci siano ancora molto affezionati. Durante i concerti di promozione incontriamo un manager che ci ingaggia, pilota per anni la direzione artistica del gruppo e mira successivamente alle major con un promo composto da sette canzoni inedite (al momento ancora da pubblicare).

Riusciamo ad avere un contratto con la Warner ma a breve finirà nel cestino per la cattiva gestione della faccenda di cui preferiamo non parlare. È un duro colpo che mina l’autostima del gruppo e ci fa vedere con occhi diversi il nostro sogno e soprattutto come ragiona la gente del settore. Ma è proprio questo il momento della rinascita anche dal punto di vista creativo.
Nel 2004, con una nuova base ritmica, cominciamo a lavorare a nuove composizioni e, dopo circa tre anni di assenza dai palchi, ricominciamo a suonare dal vivo. La decisione di autogestirci completamente ci porta a registrare prima un promo, che ci apre molte strade, poi a crearci un piccolo studio di registrazione dove cominciamo a lavorare a “il ragazzo di Berlino”. Durante le riprese, durate poco meno di un anno, suonando a vari festival e concorsi, incontriamo Mari della Jestrai che si complimenta per il nostro live ed inizia ad interessarsi al progetto. Poche settimane dopo ci contatta e ci mette sotto contratto. Eccoci arrivati alla situazione attuale.
L’ultimo vostro live che ho visto al Vinile di Bassano (VI) è stato micidiale. Tanta gente, tantissima, e tutti lì per voi. Ve lo aspettavate?
Al Vinile siamo di casa ma un bagno di folla del genere (passaci il termine) non ce lo aspettavamo! Questa data è stata la perfetta chiusura di un 2006 per noi ricco di soddisfazioni.
La data geograficamente piu’ distante dove avete suonato? Com’è andata?
"S. Chirico Nuovo” provincia di Potenza: più di 800 Km sotto il sole d’agosto e almeno gli ultimi 50 percorsi su strade dissestate con tanto di greggi di pecore che a tratti scortavano le nostre automobili. Poi siamo stati ripagati da un bel pubblico e da un concerto emozionante.
Nel mio hard-disk ho alcuni vostri pezzi in versione demo. Nel CD gli stessi sono nettamente migliorati sotto molti aspetti (sonorità, riffs, arrangiamenti, soprattutto quelli che io reputo potenziali “singoli”). Vi siete auto-prodotti artisticamente in toto, oppure no? Quanto è importante per voi avere un produttore artistico che vi segue e vi aiuta in quel senso, oppure è un ostacolo alla creatività?
Anche quest’altra tua osservazione ci rende felici, soprattutto perché siamo inseguiti da una specie di maledizione che noi chiamiamo “la maledizione del primo promo”.
Come dicevamo prima, abbiamo registrato 6 brani in presa diretta nel luglio del 2004 e alcuni di questi, dopo un lieve make-up, sono finiti nel disco. Le persone che avevano il promo però erano talmente affezionate a quelle versioni che l’ascolto del disco, con modifiche e nuovi arrangiamenti li ha spiazzati. Noi sappiamo che il promo aveva il giusto tiro e ci ha aperto molte strade ma preferiamo il suono del nostro ultimo lavoro.
Precisiamo inoltre che ne “il ragazzo di Berlino” il produttore artistico c’è. Avremmo accettato volentieri un collaboratore esterno (e non lo escludiamo per il futuro) ma la scelta finale è caduta su Luca, il chitarrista, che come hanno scritto in qualche recensione, ha creato un piccolo capolavoro di home-recording. Ti sottolineiamo la nostra soddisfazione quindi, e gli facciamo i complimenti, anche se ha rotto le palle in maniera enciclopedica. È nella sua natura di perfezionista.
Il vostro CD è il “greatest hits” dei Disfunzione, oppure avete altre chicche in serbo? Progetti per il futuro?
La selezione dei brani del disco è avvenuta seguendo criteri di qualità ma anche di compatibilità di suono tra gli stessi. “Il ragazzo di Berlino” è quindi una scrematura delle migliori composizioni dei Disfunzione scritte in un certo periodo di tempo. Ci sono chicche rimaste fuori dal disco che speriamo troveranno presto una loro collocazione. Ti riveliamo inoltre che l’arrivo di William, il nostro nuovo batterista, ha portato nuovi stimoli che si stanno trasformando in ottime canzoni.
Dacci il nome di altre band/solisti o progetti emergenti che conosci, della tua zona o non, che ti piacciono particolarmente e li consiglieresti senza timore!
Sai che la realtà veneta è ricca, oltre che di merda, anche di buone proposte musicali.
Noi preferiamo supportare le band che cantano in italiano, tra queste possiamo citarti alcuni nostri cari amici: i già conosciuti VALENTINA DORME, i MAMA IN INCA, i RIAFFIORA e i LIEVE. Ce ne sarebbero tanti altri da nominare ma la lista rischierebbe di diventare noiosa.
Anche tra le band che cantano in inglese abbiamo i nostri preferiti: hanno fatto già parlare di se i BY POPULAR DEMAND, GOODMORNINGBOY, TI AMO ABBASTANZA e PLANET BRAIN. Facendo una capatina fuori dal veneto possiamo segnalare altri grandi gruppi: FATA, EN ROCO, MARQUEZ, AIDORU, ULTIMAVERA, SAMLE e il nostro compagno di etichetta HERSELF.
Nella musica e’ piu’ utile avere culo o farsi il culo? E’ così anche nella vita in generale?
Molti, sia nella musica che nella vita, scelgono una terza opzione: il culo lo danno. A parte gli scherzi (o quasi), trovarsi al posto giusto nel momento giusto a volte può essere fondamentale. A noi non è capitato così spesso, quindi farsi il culo e investire buona parte della nostra vita è stata una necessità. Spesso qui in Italia il furbo fa più strada dell’onesto e non ti nascondiamo che vorremmo vedere invertita questa tendenza.
