Spigo
Grinta e convinzione!
Gli Spigo, gruppo vicentino di Schio, potrebbero essere definiti un trio pieno di grinta e di voglia di esprimersi. Ma non è solo questo quello che vogliono trasmettere attraverso la loro musica.Rispondono Simone, voce e chitarra e Paolo, batteria.
12.03.2007 - Intervista a cura di Alessia Camera
Ciao ragazzi! Gli Spigo nascono nel 2002... ma da chi è partita l’idea del progetto? E da dove nasce il nome?
Simone: Inizialmente l’idea è partita da me. Avevo la voglia e la necessità di iniziare un’avventura propria, dove poter comporre, suonare e concretizzare le mie idee.
Per far questo c’era però bisogno di una band, di persone unite dalla volontà di riuscire in quella che era ed è ancora una delle strade più difficili da seguire: la musica. Per questo sono nati gli SPIGO. Anche il nome scelto si rifà ad un concetto di tenacia e resistenza ma intriso di poesia e bellezza. Infatti lo Spigo Toscano (conosciuto anche come lavanda selvatica) ha la particolarità di mettere radici sulle pietre, resistendo alle avversità e alle intemperie più dure. Per questo mi ha affascinato.
Paolo: Beh, intanto faccio i complimenti a Simone per l’idea. Ho avuto la possibilità di ascoltare delle incisioni che lui aveva fatto, molto artigianali! Ho però subito intuito che erano veramente interessanti e mi piacevano molto. Abbiamo così cominciato assieme a costruire questo progetto con tanta passione e tanti sacrifici. E lo continueremo a fare!
Purtroppo non sono molte le informazioni (a parte il Myspace) che posso trovare su di voi, non pensate che la presenza di un sito più dettagliato e una maggior pubblicità sia importante per un gruppo che fa musica propria?
Simone: Bè devo dire che nell’ultimo anno gli sforzi fatti per ritagliarsi più spazi e maggiore attenzione sono stati notevoli. Questo ha portato una crescita importante di pubblico e di contatti.
È sempre molto difficile conquistare spazi pubblicitari su vari giornali o siti del settore ma, come dicevo, nell’ultimo anno abbiamo avuto molte soddisfazioni. Il nostro ufficio stampa “La balsa comunicazioni” (appendice della tube record) ha fatto e sta facendo un lavoro eccezionale. Solo negli ultimi 3 mesi siamo infatti riusciti a conquistare la playlist in una decina di radio nazionali con annesse interviste.
Siamo stati recensiti da molti webzines e credo prossimamente saremo anche sulla carta stampata. Per esempio questo mese abbiamo uno spazio su Rocksound.
Per quanto riguarda il discorso del nostro sito invece, devo dire che abbiamo finora dedicato più attenzione al nostro Myspace per varie ragioni... sicuramente posso dirti con certezza che il nostro sito ufficiale sarà on line al più presto.
..quando ci siamo presentati a Sanremo rock eravamo convinti della nostra musica, poi è stato naturale dividere il palco con gruppi di maggiore esperienza..ma non per questo bisogna perdere o modificare la propria strada!
Avete partecipato alle finali di Sanremo Rock nel 2003. Ritengo che Sanremo sia solo una vetrina musicale, con la quale un gruppo riesce a farsi notare, al pari di altri concorsi altrettanto importanti ma meno conosciuti. Che idea vi siete fatti su questo tipo di concorsi?
Simone: Il capitolo concorsi è sempre molto difficile da trattare. Di certo bisogna ponderare con molta attenzione i concorsi ai quali si intende partecipare, perchè a volte si incontrano organizzazioni poco serie che badano più alle proprie tasche che al resto. In ogni caso ci sono concorsi molto seri che danno la possibilità di suonare in grosse strutture e a contatto con professionisti. A queste situazioni vale sempre la pena partecipare, se non altro per incrementare il bagaglio di esperienza!
Avete partecipato al concorso sopraccitato dopo solo un anno dall’avvio del progetto. Dal mio punto di vista, un gruppo che fa musica propria ha bisogno di convinzione affinché venga preso maggiormente in considerazione ed esperienza sul palco e fuori. Vorrei quindi chiedere, secondo voi e la vostra esperienza, esporsi a concorsi così importanti può contribuire a cambiamenti musicali ed evoluzioni di genere?
Simone: Bella Domanda! Come dicevi tu, un gruppo che fa musica propria ha bisogno di una quantità infinita di convinzione. Per come la penso io la convinzione può essere definita la colonna vertebrale di un gruppo. Ovviamente quando magari si è all’inizio ci si può trovare davanti a degli incroci o a deviazioni e bisogna scegliere. Magari questi momenti di insicurezza possono arrivare da input esterni, ma l’importante è sempre e comunque credere in quello che si sta facendo.
Anche noi, per esempio, quando ci siamo presentati a Sanremo rock eravamo convinti della nostra musica, poi è stato naturale dividere il palco con gruppi di maggiore esperienza ,oppure restare affascinati da altri che avevano più riscontro sul pubblico... ma non per questo bisogna perdere o modificare la propria strada!A mio parere bisogna credere molto nei pezzi che si è deciso di presentare in pubblico, poi l’esperienza e la continuità miglioreranno il proprio approccio alle canzoni e alla composizione e tutto porterà ad una solidità che il pubblico potrà apprezzare innanzitutto per la coerenza e la credibilità.
In merito alla domanda precedente, quanto pensate che la partecipazione a concorsi importanti per i gruppi che fanno musica propria possa rappresentare uno stimolo (in positivo o in negativo)?
Simone: Partecipare a concorsi piccoli o grandi racchiude sempre una buona dose di emozioni.
Se il concorso è visto in un’ottica di divertimento e di punto d’incontro con altre band o con il pubblico allora può essere uno stimolo positivo. Diversamente sarebbe uno stimolo molto molto negativo.
Le vostre influenze sono appartenenti alla scena indie-pop italiana e straniera, come Afterhours e Marlene Kuntz ma anche Sonic Youth e Blond. I vostri testi sono in italiano e le canzoni sono accumunate da una presenza di sonorità noise-distorte che non sono distanti da ambientazioni rock. Come nascono le vostre canzoni? E non pensate che il fatto che alcune delle vostre sonorità, che si accomunano ad artisti italiani così importanti per il panorama “rock alternativo”, possano rappresentare un limite alla vostra affermazione?
Simone: Le nostre canzoni partono sempre o quasi sempre da un’idea iniziale di chitarra e voce. Dopodichè arrangiamo tutti insieme il pezzo fino a portarlo alla fase conclusiva, ovvio che questo percorso non sempre è immediato!
Il fatto di avere certe sonorità che si accomunano ad altri gruppi non è mai stato un limite per noi, di certo è un fattore comune in quasi tutte le band. Principalmente facciamo esattamente quello che ci piace fare cercando di trasmettere sincerità, tuttavia qualsiasi musicista proviene da un percorso segnato singolarmente da tante situazioni musicali che sarebbero impossibili da cancellare in fase compositiva.
Il vostro cd “Luci Stanche” esce nel 2006 per Bad Flowers Records/Balsa Comunicazioni, dopo due demo: “Spigo" del 2003 e "L'inaffidabilità della pioggia" del 2005. Riceve numerosi riscontri, alcuni positivi e altri negativi. Tuttavia penso che inevitabilmente, dopo un’attività d’incisione studio che vanta ben 3 produzioni in 3 anni, sia importante la promozione del gruppo live, soprattutto perché l’impatto con il pubblico è il fattore più importante. Quali sono i progetti futuri degli Spigo?
Simone: In cantiere ci sono molti progetti, sicuramente tanta attività live e poi nel prossimo futuro ci piacerebbe molto realizzare un video. E per finire, sicuramente, la ritirata in studio per un nuovo lavoro!
Ho notato che il vostro cd è stato registrato a Breganze ma masterizzato al Nautilus Mastering di Milano. Come mai questa scelta? Pensate che la masterizzazione in uno studio più importante e in una location di magari maggiore interesse date le notevoli dimensioni possa comportare un’ effettiva differenza, anche se si tratta solamente del primo cd?
Simone: La scelta è stata una conseguenza del lavoro che stavamo realizzando in studio.
Eravamo nella condizione di scegliere tra vari studi di mastering, sicuramente il Nautilus di Milano ci è stato presentato come il migliore attualmente in circolazione, cosa che abbiamo potuto appurare personalmente quando ci siamo recati in loco. Abbiamo riscontrato una grande professionalità dei tecnici,nello specifico Claudio Giussani (già tecnico di Vasco, Marlene Kuntz, Afterhours e molti altri….) ha realizzato un lavoro eccezionale. La differenza fatta da un tecnico preparato in fase di mastering può aggiungere al lavoro una qualità molto elevata.
..con questo lavoro volevamo esprimere la ricerca e la perdita di equilibrio che affligge il nostro tempo. Questo porta ad una situazione di “non quiete” molto forte e con effetti disastrosi nella vita di molte persone..
Sempre relativamente al vostro cd, i testi che presentate sono, in alcuni casi molto aggressivi (“sotto la pelle sotto la quiete quando scompare mi resta la paura”; “puoi restare e continuare a costruire sul mio irrequieto niente. Oh niente”; “sarò un serpente contaminato, il tuo veleno dal gambo dorato, io sopravvivo lontano da te. Sarò la serpe nel tuo ventre, il tuo dolore sempre presente, io sopravvivo addestrato da te”). La copertina è anch’essa molto eloquente, ho letto che è stata paragonata alla bambina di "L'esorcista" e che “rappresenta, specialmente con lo sguardo, tutta la rabbia e la vendetta che i tre giovani vogliono esprimere”. Volete esprimere veramente, con questo ultimo cd, “la rabbia che sta dentro”?
Simone: Pensiamo che un disco racchiuda molte esigenze d’espressione. Con questo lavoro volevamo esprimere la ricerca e la perdita di equilibrio che affligge il nostro tempo. Questo porta ad una situazione di “non quiete” molto forte e con effetti disastrosi nella vita di molte persone.La rabbia che deriva da tutto questo ha dimensioni mastodontiche ed il mezzo più consono per esprimerla è la musica che si può ascoltare in questo CD.
Relativamente al MEI,a cui avete partecipato live a Faenza nel 2006, descrivete 2 aspetti negativi e 2 aspetti positivi, riguardo sia alla manifestazione che al concerto.
Simone: Gli aspetti positivi sono molteplici: è una manifestazione molto “viva” ed è sicuramente una buona vetrina. E poi è una fantastica fotografia sulle realtà emergenti che provengono da tutta Italia, poiché c’è la possibilità concreta di ascoltare e prendere contatti con molte persone del settore.
A nostro giudizio gli aspetti negativi si possono forse trovare nel fatto che c’è veramente poco tempo per il cambio palco, prendendo in considerazione l’aspetto musicale, da ciò consegue che alcune performance, magari di artisti molto bravi, possono essere leggermente ridimensionate.
Ma, considerando il bicchiere mezzo pieno, anche questo fa parte dell’esperienza che una band aggiunge al proprio bagaglio.
Che possibilità offre la zona di Vicenza ai gruppi emergenti come voi? Pensate che il contesto in cui siete possa essere importante per la vostra musica o che ormai, con Internet, i confini territoriali non siano più così importanti?
Simone: Internet ha abbattuto i confini territoriali e questa è una cosa magnifica.
Però c’è da considerare che una band ha bisogno di spazi e di tempi per crescere, ha bisogno di sbagliare e di fortificarsi! Tutto questo lo si può fare solo suonando in situazioni live! Vicenza in questi anni ha fatto molto, ci sono situazioni e locali che meritano veramente di essere portati ad un’attenzione maggiore.
Certo la strada è ancora lunga e difficile però un inizio c’è e fa ben sperare per il futuro.
Indicatemi altri gruppi emergenti della vostra zona che ammirate.
Simone: Ammiriamo tutti i gruppi che hanno il coraggio di intraprendere una strada come la nostra, facendo musica propria che sicuramente non è facile ma le soddisfazioni che arrivano probabilmente danno emozioni ben diverse a confronto di suonare musica cover. Quindi, bravi a tutti!