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Vicenzalive Box / U love The Styles!

theStyles

U love The Styles!

I The Styles sono un gruppo di Como che nell'arco di poco tempo è diventanto uno dei gruppi più chiacchierati e discussi del momento.Sarà che non hanno un bassista di ruolo, sarà che il modo di suonare la chitarra di Steve è particolare nel panorama italiano così come le parti di batteria da metronomo di Luca, quello che tuttavia è sicuro è che "Glitter Hits", uscita nel 2001, non ha perso il ritmo nel tempo.Risponde Guido, voce e chitarra

26.03.2007 - Intervista a cura di Alessia Camera


Leggendo il vostro nome nei giornali e ascoltando la vostra musica si potrebbe pensare a voi come ad un gruppo fuori confine, invece siete italianissimi. Avete già risposto ad una domanda sul vostro nome con: “Proprio come per la scelta del nome, conduciamo delle esistenze a casaccio, che tutto sommato se proprio devono avere un senso lo trovano facendo danni nelle adiacenze di qualche backstage o, ancora meglio, su un palco”. Si può dire quindi che il vostro nome rappresenta il vostro stile, la vostra personalità?
No, perchè in questo caso ci saremmo chiamati “The horrors”… ma era comunque già preso.

Tutti sanno chi siete ma nessuno sa chi eravate. Domanda di rito: come nascono i The Styles?
Non avrei mai fondato un gruppo di cui non ci fosse stato bisogno. I the Styles sono stati creati per educare grandi masse all’ascolto in inglese e di alta qualità.

     ..tutto quello che mi viene in mente viene trasferito subito nel computer e mixato. In un'epoca dove nove dischi su dieci suonano uguali, autoprodursi è l'unico modo per avere un sound fresco e onesto...     

Sei tu che scrivi le canzoni. Dici che :“i testi vengono scritti in circa 10 minuti senza badare troppo alle parole e si basano sul frasi che vengono sputate a caso durante le varie fasi della registrazione del pezzo; spessissimo parlano di sesso, ma solo perché dire amore è ambiguo e inflazionato, altre volte apro il dizionario, pesco a caso frasi fatte e vedo di incastrarle in un ambiente che si sviluppa intorno alle parole stesse. Questo è il metodo più impegnativo, ma anche quello che finora ha dato i frutti migliori, oltre che di gran lunga il più divertente”.
Alla fine si può pensare che tu voglia dimostrarti un finto “bello e dannato” ma con un animo molto fragile e romantico. Quanto le tue canzoni riflettono il tuo modo di essere?
Non voglio assolutamente dimostrarmi per niente di quello che dici.
Ho detto che i testi vengono fuori quasi per caso e che mi piace parlare di scop***. Non sono un poeta e nemmeno ho ambizioni in quel senso. Mi piace la musica che faccio e per riempire le liriche cerco parole che abbiano un bel suono.

La caratteristica principale della vostra musica è che viene creata direttamente in fase di registrazione nello Style Studio, il che avviene in contemporanea con la composizione e l'arrangiamento, direttamente da te che affermi: “trasformare un'idea in un suono, pescando dall'infinita gamma di possibili combinazioni secondo quello che il proprio gusto suggerisce.. produrre un proprio pezzo, suonarlo e mixarlo è di gran lunga la cosa più eccitante che mi venga in mente”.
Quanto spazio viene dato all’idea e quanto invece all’arrangiamento?
Lavorando in completa solitudine nello Style studio non ho problemi di mediazione.Tutto quello che mi viene in mente viene trasferito subito sul computer e mixato. In un’epoca dove nove dischi su dieci suonano uguali, autoprodursi è l’unico modo per aver un sound fresco e onesto.
E' stata provata la via dello studio prestigioso… ma lo Style studio per sonorità esterofile non ha rivali in italia.
Ci sono in giro un sacco di stronzi espertoni di musica indie che scrivono recensioni sugli Styles dicendo che si sente che siamo prodotti da Sony, che ci avrebbe messo alle spalle un mega team di produzione. Alle spalle io ho la porta del garage, teste di c****!

La vostra musica si rispecchia nei “grandi” del passato, Beatles, gli Who, i Kinks,i Led Zeppelin, i Creedence Clearwater Revival, i Clash..Se non ci fossero stati, chi e come sarebbero diventati i The Styles?
Se non ci fossero stati, la vita non sarebbe stata degna di essere vissuta, probabilmente…

Avete pubblicato per H2O Music (l'etichetta digitale del gruppo Sony BMG) due EP digitali dal titolo "Glitter Hits EP" e "The Music Sucks", disponibili su tutte le piattaforme digitali. Avete inoltre partecipato ad un’iniziativa sponsorizzata da Rosso Alice con 10 showcase di mezz´ora nell´arco di cinque giorni nella sala prove de Il Jungle Sound Station di Milano, le "the Styles Live Sessions" trasmesse in diretta appunto sul portale. Si può quindi pensare che non lasciate sicuramente in secondo piano l’ambiente tecnologico, soprattutto quello di internet. Cosa pensate del mercato “tradizionale” e di quello di Internet? Quali potrebbero essere le rispettive evoluzioni future?
L’aspetto tecnico della vendita non mi interessa davvero… il mercato del disco è già collassato. Quelli come noi possono permettersi di esistere solo perché le major si nutrono ancora oggi di roba tipo Celine Dion.

Nel sito leggo che è “dal vivo che i The Styles sono imperdibili, dove danno nient'altro che il meglio di sé”. La dimensione live è infatti quella in cui un gruppo si esprime e si mette in gioco, è il contatto con il pubblico. La personalizzazione dello spettacolo non è una caratteristica di secondo piano, anzi, fa parte, con la musica, dello show di un gruppo.
Quali sono le caratteristiche più importanti dei live dei The Styles?
La componente elettronica nel live, per ora, è quasi del tutto assente. Per cui fatalmente lo show è imperniato sul lato punkrock del gruppo… non so perché ci agitiamo così tanto sul palco! Fatto sta che non finiamo un concerto senza rompere qualcosa o fare male a qualcuno, se non a noi stessi. Combinare qualità dell’esecuzione e effetto visivo è lo scopo di tutti quei salti e corse e headbanging. Live siamo come nei video.

Avete suonato con un sacco di gente, tanto per citare qualcuno: Graham Coxon, Dirty Pretty Things, Infadels, fino ad arrivare a Iggy Pop e i Babyshambles di Pete Doherty. Pensate che queste partecipazioni abbiano portato effetti positivi più alla vostra popolarità o alla vostra musica?
Sicuramente, anche se recentemente l’abbinamento eccessivo a una certa scena troppo indie mi sta disturbando molto. Domani apriamo per gli Eagles of death metal per esempio, e lo facciamo perché l’abbinamento tra noi e inglesi o americani risulta naturale per molti promoter.

A questo punto si può dire che gli ambiti che prediligete siano quello live e quello tecnologico. Vi mettete in gioco sul palco, ad esempio con i 23 live consecutivi a Rimini e anche in internet, facendo arrivare la vostra musica anche in ambiti piuttosto inusuali come nella colonna sonora di un videogioco (Burnout). Tuttavia leggo che non avete accantonato l’idea di un vostro album d’esordio, anche se avete già 120 pezzi registrati. Giusto?Cosa state aspettando?
Che vi strappiate la pelle dalla faccia per averlo. Non voglio un primo disco in sordina… preferisco aspettare.
Beh… A dirla tutta stiamo discutendo l’uscita con la nostra etichetta. Ma quelli sono discografici, non capiscono un ca*** di musica a livello antropologico.

     ..la componente elettronica nel live, per ora, è quasi del tutto assente, per cui lo show è imperniato sul lato punk rock del gruppo..non so perchè ci agitiamo così tanto sul palco!     

In questo periodo siete in tour in giro per l’Italia, da Torino a Palermo. Avrete l’occasione di conoscere ancora un bel po’ di gente. Come considerate la vostra situazione?Un ulteriore “trampolino di lancio” oppure una situazione da “consolidare”?
"Go with the trampolino"!Siamo ancora piccoli, soprattutto rispetto agli obiettivi prefissi, all’attesa che c’è intorno al progetto da parte degli addetti ai lavori e alle potenzialità dei pezzi che sono tanti, tutti diversi e tutti con una bella personalità.

Rispetto alla vostra esperienza, si può pensare che il vostro sia un genere prettamente commerciale e che è simile a quello che si sta sviluppando in Inghilterra negli ultimi anni. Lasciando stare i gusti e le esperienze musicali, dal vostro punto di vista, è più facile emergere con un genere “di tendenza”, che riesce ad anticipare i tempi o un genere più “consolidato” al mercato tradizionale?
Non lo so. Io punto a fare belle canzoni. Canzoni che mi piace ascoltare, che metterei in una compilation, che tra dieci anni ascolterò con piacere… ovviamente è più facile fare il cantautore del cazzo, ma io non voglio rimanere in italia tutta la vita!

Leggo in una vostra intervista per Music Boom che il consiglio che date a qualcuno che inizia a suonare è di proporsi con un gruppo cover. Quindi tutta la musica italiana è da buttare?Non credete nell’esistenza di un vero mercato musicale italiano?
E' diverso. Se ricominciassi da capo non rifarei quasi niente. Gli italiani si lasciano prendere per il culo facilmente. questo è un fatto. Se avessi optato per una cover band sarei molto più ricco, felice e non avrei alle costole tutti gli stronzetti dei blog che mi danno del costruito.

Domanda di rito: citatemi dei gruppi italiani e/o stranieri che ultimamente vi hanno sorpreso e/o incuriosito.
Bob Rifo Crew!!! per stare in italia sempre i Lactis Fever. Se no la scena electro: Justice, Daft Punk, Sebastian e affini.

Cosa sarebbero i The Styles se non fossero musicisti?
Pornoattori.Pornohattorihanzo!



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