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Baon Bande

Anno di formazione: 2001
Provenienza: Montecchio Maggiore, VI
Email: baonbande@gmail.com; ivan.zampieri@libero.it
MySpace: baonbande
denis "Baon" bedin: voce e chitarra acustica
daniele "Pino" marchesin: voce e chitarra acustica, mandolino, charango
simone "Boby" zampieri: chitarra elettrica
sebastiano "Tartina" tronca: tastiere
Michele "Mike" Roviaro: basso
ivan "Piero" zampieri: batteria
christian "Jimme" battocchia: percussioni

genere musicale FOLK ROCK


La “Baon Bande” nasce originariamente come duo cantastorie all’alba del nuovo millennio. Narrando rustici stornelli ispirati alle vicende dei personaggi che popolano la collina berica, “I Baon” (Denis voce/chitarra/musica/testi e Franco djambee/sintetizzatori) terzi classificati al “Vicenza Student sound show 2001” si fanno strada tra concerti, concertini e feste musicali: grazie a  caricature, giochi di parole ed essenziali atmosfere acustiche, che rendono i brani orecchiabili e grotteschi, la gente si diverte, canticchia e danza durante le loro esibizioni. Nell’estate 2003 il duo partecipa al Festival Monteciorock, riscuotendo un discreto successo, tanto che nello stesso anno scrive e incide il jingle che accompagnerà tutto lo svolgimento della manifestazione anche nelle successive edizioni. Nel 2004, la partecipazione a una rassegna di musica popolare tenutasi in Villa Cordellina a Montecchio Maggiore (Vi), spinge i Baon ad arricchire il proprio sound grazie al coinvolgimento di altri musicisti: ha origine così la Baon Bande, gruppo folk-rock che riarrangia alcuni vecchi pezzi, compone nuove ballate si ricerca diverse suggestioni e in un clima sempre fertile e giocoso. La formazione, attraversando una serie di collaborazioni artistiche (tra cui Fabio Cardullo cantautore) è divenuta via via quella attuale.
La Baon Bande è stata invitata in questi anni a numerose manifestazioni musicali e ha suonato in diversi locali, allietando, divertendo e facendo ballare il suo pubblico. Alcune di queste partecipazioni sono: TamasoFest, Perarock, Monteciorock, Rockelo, Takabanda, Jack The Ripper, C.S.C. S. Vito di Leguzzano, Rock De La Madona, Giornata Europea della Musica, Music Project Festival, Riviera Folk Festival.

Viaggiando nei testi.
Non cantiamo dei derelitti, qualcuno meglio di noi sa farlo; i nostri eroi sono la gente comune, contadini, operai, giovani… con sentimenti, speranze ed emozioni tanto semplici quanto speciali, che cerchiamo di cogliere e fissare attraverso le nostre ballate: “Son contento asà che xe rivà l’istà” (“Sono molto contento dell’arrivo dell’estate”).
L’intento principale però è quello di divertirsi e far divertire; di allietare le serate degli innamorati inappagati: “però non podeo mia assarte coa malinconia …te go tolto ‘na sangria” che potremmo tradurre metaforicamente “ti ho regalato un po’ d’allegria”: il messaggio musicale non deve opprimere l’ascoltatore bensì farlo sorridere all’esterno e magari piangere dentro, dato che il confine tra riso e pianto è sempre così sottile "...ridi che tanto c’è tempo anche per il pianto".
Ogni brano è aperto a mille interpretazioni: ognuno a seconda delle contingenze legate alla propria esistenza può scegliersi quella che preferisce, che più ritiene opportuna, che più lo rincuora. Ogni brano è un viaggio dentro se stessi, spesso alla ricerca dell’assenza di dolore, fino ad arrivare (nei casi estremi) all’annullamento dell’individuo “meglio non essere per non soffrire”; viaggio reale o figurato, a volte senza meta, a tratti psicadelico tanto che “non si sa se come va a finire, forse per caso si può anche morire (…) non si sa se si può tornare se si è mai pronti  a ricominciare”.
Il vegnale (il vigneto) rappresenta il locus amoenus originario, fonte di rifugio, riparo e consolazione, luogo ideale di partenza e arrivo di questo percorso di ricerca e riflessione.

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