Con la sua voce, rabbiosa, febbrile, dolente, Patti Smith ha segnato la storia del rock. La sua figura, a metà tra una oscura sacerdotessa e una pasionaria politica, è emersa come una delle più carismatiche del rock al femminile (e non solo).
Patti Smith è sempre stata pervasa dallo spirito dei grandi maudit del rock, da Jim Morrison a Lou Reed, da Janis Joplin a Bob Dylan. Il suo esordio nelle cantine di New York dove Patricia Lee Smith, originaria di Chicago ma cresciuta a Pitman (New Jersey), approdò nel 1967.
Era già ragazza madre e scriveva poesie. Viveva anche con cinque dollari al giorno, dormendo in metropolitana o sulle scale esterne degli edifici. Per anni si barcamenò come commessa in un negozio di libri, critica di una rivista musicale, drammaturga. Quindi riuscì a entrare nel giro dell'intellighenzia newyorkese, da Andy Warhol a Sam Shepard, da Lou Reed a Bob Dylan.
Il suo esordio discografico avviene agli albori del punk, fra il ’74 e il ’75, quando finalmente arriva il primo album Horses (prodotto da John Cale) che le vale subito un'enorme fama nel circuito underground americano. E' il disco che porta nella storia del rock un nuovo linguaggio musicale: una sorta di commistione tra recitazione e musica, in cui il testo diventa il punto di partenza, ma mai un limite.I riferimenti prediletti della Smith sono i cantici di Allen Ginsberg, la recitazione jazz di Jack Kerouac, le liriche di Williams Burroughs. Ma il suo vero maestro maudit è Arthur Rimbaud, "il primo poeta punk". A lui è dedicato il secondo album, il vibrante Radio Ethiopia, perché l'Etiopia fu la seconda patria di Rimbaud. Se Horses era il suo disco più ruvido e dirompente, Radio Ethiopia è forse quello che amalgama al meglio le sue due anime, quella punk, feroce e straziata, e quella più cupa che trova espressione in ballate d'intensità quasi liturgica.
La ballata "Because The Night" (scritta insieme a Bruce Springsteen) è il singolo-trainante di Easter (1978), terzo centro consecutivo per la cantautrice di Chicago. La canzone diventa un successo radiofonico grazie alla sua vena melodica sposata ad un impetuoso fervore rock. “Easter” ha il solo torto di essere stato preceduto da altri due capolavori precedenti giacché possiede intatte le stimmate di un talento fuori dal comune. Il pubblico tributa un enorme consenso all'album, consacrando definitivamente la Smith come rockstar e non più (solo) autrice di culto.
Il trionfo viene bissato solo in parte un anno dopo con Wave, che contiene canzoni importanti come la psichedelica "Dancing Barefoot" (ripresa anche dagli U2) o come l'intensa ballata di "Frederick", dedicata a Fred "Sonic", il marito della Smith, che morirà non molto tempo dopo.
Lo stile di Patti Smith ha segnato un solco profondo nella storia del rock. I suoi ululati da belva in gabbia, i suoi acuti dirompenti hanno affondato definitivamente la tradizione del "bel canto" aprendo la strada a una nuova interpretazione, ruvidamente "punk" del ruolo di cantante. Ma è proprio questa la sua forza, la forza di una sciamana selvaggia che riesce a elevare le parole oltre il linguaggio, grazie al potere visionario della musica. Patti Smith ha predicato a lungo il rock come "forma di comunicazione delle anime". E ha lanciato inni populisti, un po' demagogici, ma pur sempre efficaci, come "People Have The Power", l'hit-single estratto dall’album Dream Of Life, con cui tornò sulle scene nel 1988.
Negli anni Novanta pubblica altri CD, Gone Again (1996) e Peace And Noise (1997) e nel 2000 Gung Ho, (una espressione cinese, che indica la voglia di continuare a combattere con entusiasmo), un disco che viaggia nel solco di un rock classico e che a tratti vibra di echi degli anni d'oro grazie anche alle chitarre virtuose di Tom Verlaine (ex-leader dei Television) e Lenny Kaye (colonna storica del Patti Smith Group). "One Voice" (in memoria di Madre Teresa), la struggente "China Bird" e "Glitter In Their eyes" (con Michael Stipe dei R.e.m.al controcanto) i pezzi più suggestivi del disco che comunque non resterà certo tra i lasciti più memorabili della poetessa del rock.
La pasionaria di Chicago pubblica poi nel 2004 Trampin', debutto per la nuova etichetta Sony/Columbia con ancora,al proprio fianco il fido chitarrista Lenny Kaye, il batterista Jay Dee Daugherty,Tony Shanahan al basso e alle tastiere e Oliver Ray sempre alla chitarra. Nel CD spiccano canzoni come l'iniziale "Jubilee", anthem politico in cui la celebrazione del Giubileo diventa sinonimo di ricordo e protesta al contempo, la ballata "Mother Rose", rievocazione dell'adolescenza al suono di un nostalgico hammond, il country di "My Blakean Year", il quasi hard-rock di "Stride Of The Mind", con un riff ossessivo di zeppeliniana memoria che s'insinua tra farfisa e armonica. Ma il momneto più emozionante del disco è sicuramente il duetto con la figlia Jesse Paris Smith, che l'accompagna al pianoforte nella title track "Trampin'", un sommesso spiritual reso famoso dalla contralto americana Marian Anderson.
E ora (2007) il nuovo CD, Twelve, uscito anche in Italia lo scorso 17 aprile, il primo album che raccoglie esclusivamente pezzi originariamente creati da altri artisti. In Twelve, Patti e la sua band fanno magie su una sorprendente collezione di classiche canzoni e spesso trascurati tesori del rock canonico come “Pastime Paradise” di Stevie Wonder “Everybody Wants To Rule The World” dei Tears for Fears, o “Helpless” di Neal Young. Sempre in Twelve, Smith & Co. interpretano anche pezzi di Jimi Hendrix, Bob Dylan, The Doors, Nirvana, Jefferson Airplane, The Beatles, The Rolling Stones, The Allman Brothers e Paul Simon.
Sono tanti gli artisti che appaiono come ospiti in Twelve, tra i quali il violoncellista italiano Giovanni Sollima, il commediografo Sam Shepard (con il quale Patti collaborò per Cowboy Mouth nel 1971) al banjo, gli artisti del Greenwich Village Folk degli anni ’60 John Cohen (al banjo) e Peter Stampfel (al fiddle). E ancora il bassista dei Red Hot Chili Peppers, Flea, Tom Verlaine (chitarra dei Television), Rich Robinson dei Black Crowes (chitarra slide e dulcimer), Luis Resto (produttore, tra gli altri, di Eminem) alle tastiere ed i figli di Patti, Jackson e Jesse, rispettivamente alla chitarra e alle voci.
Patti Smithè stata insignita del titolo di Comandante degli Ordini dell’Arte e delle Lettere dal Ministro della Cultura Francese Renaud Donnedieu de Vabres durante una cerimonia che si è tenuta a Parigi il 10 Luglio 2005.
Definita una stimata poetessa laureata in rock’n’roll, Patti è stata elogiata dal Ministro Francese come “una delle artiste più influenti nel rock’n’roll al femminile”. Nella citazione veniva anche sottolineata la grande stima di Patti per il poeta francese del XIX secolo Arthur Rimbaud.
Patti è stata inoltre nominata di recente recluta della Rock’n’Roll Hall of Fame – Classe 2007 assieme a R.E.M., Van Halen, The Ronettes e Grandmaster Flash and The Furious Five; la cerimonia di assegnazione del prestigioso riconoscimento si è svolta il 12 Marzo scorso al Waldorf-Astoria Hotel di New York. “E’ un grande onore fare parte della Rock’n’Roll Hall of Fame” ha dichiarato Patti Smith.
Mentre la sua visione di come “tre accordi rock uniti al potere delle parole” le hanno assicurato un posto nella storia del rock’n’roll, Patti si è guadagnata la reputazione di essere una tra più importanti interpreti della musica pop facendo proprie le canzoni di altri artisti e trasformandole attraverso le lenti delle sue interpretazioni.
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Patti Smith "Twelve" (data di pubblicazione 16 aprile 2007)
Are You Experienced?, Jimi Hendrix
Negli anni settanta volevo registrare Are You Experienced, ma non mi sentivo ancora pronta. Qualche tempo fa, quando finalmente ho sentito di aver accumulato sufficiente esperienza, l’ho registrata dal vivo insieme a Lenny Kaye, Jay Dee Daugherty e Tony Shanahan agli Electric Lady Studios, gli stessi nei quali nel 1970 ho avuto un breve incontro con Jimi Hendrix. Era alto, aveva l’aria timida ed un sorriso intrigante. Mi aveva davvero incantata. Era euforico per il suo nuovo studio e si augurava che potesse diventare un luogo di incontro per i musicisti di tutto il mondo, un’oasi nella quale si parlasse il linguaggio universale creato dalle variegate sonorità degli strumenti. Le sue fantasie circa la possibilità di creare unità ed armonia attraverso la musica mi hanno accompagnata nel mio percorso artistico. Abbiamo registrato il violoncello di Giovanni Sollima presso il Church Studio di Londra, la città che ha riconosciuto l’”Esperienza” e ha vissuto l’angoscia del suo distacco.
Everybody Wants To Rule The World, Tears for Fears
Ogni mattina appena alzata mi vesto frettolosamente e mi precipito nel mio ‘Caffé’ preferito. Molto spesso lo trovo vuoto e con un sottofondo musicale sempre diverso mi godo il mio buon caffè italiano. Mi piace scrivere sui tovagliolini di carta, oppure semplicemente pensare alla giornata che mi aspetta. Una mattina, mentre meditavo su temi di attualità e mi interrogavo su cosa fosse a portarci costantemente fuori strada, stavano passando alla radio le prime note di Everybody Wants to Rule The World. Non era un brano a me familiare, ma il testo con la sua risonanza politica mi ha davvero colpita. Durante le registrazioni ho scoperto che è anche molto divertente da cantare. Mio figlio Jackson ha aggiunto l’assolo il giorno del mio 60° compleanno.
Helpless, Neil Young
Nel 1996 ho partecipato con la mia band all’annuale Bridge Benefit Concert di Neil Young. Alla fine della serata ci siamo aggregati a Neil per cantare Helpless. E’ stato un momento toccante e da allora quel brano ha assunto per me un significato speciale. Stavamo registrando al Loho, uno studio meraviglioso nell’East Side, a due passi dal nostro ristorante ispanico preferito. Venivamo da una giornata di lavoro abbastanza frustrante. La fisarmonica del nostro batterista era abbandonata su una sedia. Uno strumento semplice, dalle origini umili. Il tecnico delle chitarre, Barre Duryea, era seduto sul pavimento per riparare il ponticello di una Telecaster. Abbiamo deciso di registrare Helpless per restaurare il nostro senso della collettività: Lenny suonava la chitarra classica che aveva scovato in Argentina, Tony le tastiere e Jay Dee la fisarmonica. Barre si è unito a noi al basso e la sua energia ha giocato un ruolo fondamentale. Helpless è stata registrata dal vivo, con particolare senso di gratitudine per Neil.
Gimme Shelter, The Rolling Stones
Era da tempo che pensavamo di registrare White Rabbit con Flea e Tom Verlaine. Flea era in tour con Red Hot Chili Peppers, ma nel suo primo giorno di libertà ci ha raggiunti al Loho. Avevamo finalmente realizzato un obiettivo importante e tutti sembravano in preda ad un ultimo slancio di adrenalina. Flea propone: “Facciamone un’altra”. Gimme Shelter era un brano che conoscevamo tutti. Ci siamo abbandonati totalmente a quella melodia, guidati dalla toccante slide guitar di Tom, quasi il lamento di un unicorno. Mentre cantavo ho percepito la forza del messaggio pacifista del brano. Mi emozionava come sempre l’espressività lirica di Mick Jagger. Insieme a Keith Richard ha scritto alcuni dei brani più rappresentativi nella storia del rock.
Within You Without You, The Beatles
Ho sempre nutrito un grande affetto per George Harrison. Come Brian Jones ci ha introdotti ad una dimensione musicale tanto singolare quanto spiritualmente stimolante. Sembra che ci sproni ad uscire dal torpore e ad esaminare la nostra coscienza, perché tutte le nostre azioni possono avere risvolti importanti. Brano quasi dimenticato da Sergent Peppers’ Lonely Hearts Club Band (ottavo album della discografia ufficiale dei Beatles), celebra la dottrina induista del Dharma secondo la quale l’amore può cambiare il mondo. La chitarra acustica di Jack Petruzzelli ci ha trascinati nel suo mondo meraviglioso, accompagnata dalle dodici corde di Lenni, dagli accordi di Jackson, dalle percussioni di Jay Dee e dalla ritmica di Tony a sottolineare la consapevolezza di essere tutti insieme, pur nella propria individualità, una cosa sola.
White Rabbit, Jefferson Airplane
Gli anni della mia giovinezza hanno avuto come protagoniste molte straordinarie interpreti femminili: Tina Turner, Darlene Love, Joan Baez, Martha Reeves, Cher, Janis Joplin, ciascuna a suo modo capace di emozionare intensamente. La voce che consideravo di maggiore impatto era quella di Grace Slick, che cantava White Rabbit. Una voce indescrivibile. Flea, il nostro Cavaliere Bianco, ha realizzato uno splendido omaggio al mirabile Louis Carroll, il genio creatore di Alice, del bruco e del coniglio bianco. Questo brano è il mio personale saluto a Grace, la regina anticonformista del rock ‘n’ roll.
Changing Of The Guards, Bob Dylan
Nel 1978, anno in cui ho lasciato New York, Street Legal è stato il primo album di Bob Dylan che ho ascoltato nella mia casa di Detroit, Michigan. Ho pianto con Changing Of The Guards. Per comprendere l’emozione che aveva scatenato in me, ho deciso di provare a reinterpretarla, semplificandola e concentrandomi sui testi, come si fa con una poesia. Mia figlia Jesse ha aggiunto la parte armonica. Tra i dodici è stato per me il brano più impegnativo. Nove strofe dense di immagini che sembrano riflettere i tarocchi bohémien, la breve vita di Giovanna d’Arco e, pur in maniera un po’ più intangibile, Just Like Tom Thumb’s Blues. Come Picasso, Bob Dylan ci ha accompagnati attraverso i diversi stadi della sua evoluzione artistica e umana. I suoi brani mi hanno spesso commossa fino alle lacrime, ma ancora non sono riuscita a scoprirne chiaramente il perché.
The Boy In The Bubble, Paul Simon
Durante le registrazioni di Dream Of Life, il mio defunto marito Fred Sonic Smith mi ha portato una copia di Graceland. Lui e nostro figlio Jackson, si divertivano ad ascoltare Call Me Al, mentre Fred, come al solito, preferiva studiare la struttura musicale dell’album. Io, a dire il vero, non ero particolarmente interessata, ma mi aveva colpita il brano The Boy In The Bubble, dalle liriche forti, ammirevoli. Poco tempo fa, mentre meditavo nel mio solito bar alla ricerca di un brano dal forte richiamo politico, hanno passato alla radio The Boy In A Bubble. Mi domandavo come ci si potesse avvicinare ad un brano del genere. Alzando gli occhi ho visto un tipo che sorrideva di fronte a me. Mi ha stretto la mano e si è presentato. Abbiamo cominciato a parlare e ho scoperto che era un musicista. Gli ho chiesto come sarebbe il suo approccio ad un brano del genere e lui mi ha suggerito il dulcimer. Così è stata concepita la nostra versione del brano e Rich Robinson vi ha partecipato come musicista.
Soul Kitchen, The Doors
Ho sognato un serafino malizioso, in piedi dietro ad una tenda di velluto pesante, che mi sussurrava: “Devi cantare Soul Kitchen.” Mi sono alzata, vestita e sono uscita di casa. All’improvviso vedo arrivare un gigantesco camion della nettezza urbana. Il volume della radio è al massimo e stanno passando Soul Kitchen. Sono abbastanza superstiziosa, quindi ho pensato che sarebbe stato meglio non ignorare quel sogno. Mentre cantavo Soul Kitchen, chiudendo gli occhi, provavo una strana sensazione: sentivo che, una volta riaperti gli occhi, avrei potuto ritrovarmi trasportata in un’altra esistenza. Era come vagare in uno stanzino dietro le quinte e sentire Jim Morrison mormorare: “Pesca una carta.” Mentre scrivo queste note alle cinque di mattina sento di nuovo avvicinarsi il camion della nettezza urbana...
Smells Like Teen Spirit, Nirvana
Nel corso degli anni Novanta i Nirvana sono stati la band con la quale mi sono trovata più in sintonia. Avevo inizialmente pensato ad una cover di Heart-Shaped Box. Qualche tempo fa mi trovavo a Los Angeles per lavorare con Steven Sebring, che ha curato il servizio fotografico di Twelve. Avevamo finito le riprese in riva al mare a da Malibu dovevamo passare da Beverly per arrivare a Los Angeles centro. Avevo un biglietto per il Parsifal al teatro dell’opera di Los Angeles, ma siamo rimasti intrappolati nel traffico. Abbiamo preso strade secondarie per guadagnare tempo, accompagnati dalle sagome di palme gigantesche che si stagliavano nel cielo. Alla radio passavano Smells Like Teen Spirit e Steven alza il volume. Mentre la cantavo riuscivo a percepire l’ammirazione di Kurt Cobain per Leadbelly e Roscoe Holcomb. Sentivo un banjo sotto la sua voce, così ho deciso di registrarla stile veranda. Ci siamo incontrati nello Studio A degli Electric Lady. John Cohen, Sam Shepard e suo figlio Walker Shepard suonavano il banjo. Peter Stampfel il violino. Duncan Webster affiancava Lenny Kaye alla chitarra acustica mentre Tony Shanahan suonava il contrabbasso. Io cercavo di immedesimarmi nelle liriche per rivivere il dissidio dell’interprete. Ho così percepito l’origine della sua angoscia, la benedizione ed il tormento dell’essere un artista.
Midnight Rider, Allman Brothers
Ho scelto Midnight Rider perché semplicemente avevo voglia di cantarla. Ho incontrato gli Allman Brothers e Phil Walden nel 1970. Avevo recensito il loro disco e i ragazzi avevano molto apprezzato le mie parole, oltre al cappello di paglia e l’abito lungo a pois che indossavo. Li ricordo molto bene; un gruppo di ragazzi alla mano che osservavano i fricchettoni che si aggiravano per la lobby del Chelsea Hotel. Abbiamo registrato Midnight Rider con Rich Robinson. Volevamo catturare la canzone per quella che è in sé, senza fronzoli. Non troppo lenta, né troppo veloce, con il tempo giusto che non le togliesse il senso di libertà. La sensazione di cavalcare nella pianura sconfinata su verso le colline, con la fiera determinazione di un improvvisato superstite.
Pastime Paradise, Stevie Wonder
Nel 1963 Motortown Revue approda all’Airport Drive-In di Philadelphia: Litlle Stevie Wonder, accompagnato da Ben E. King e Smokey Robinson, si presenta in abito e farfallino, con un’armonica a bocca accordata secondo la scala cromatica. Esegue Fingertips e ci manda letteralmente in estasi. Dopo aver completato il nostro disco mi sono ritrovata a frequentare il solito bar e alla radio hanno passato Stevie Wonder. Stavo giusto pensando come sarebbe stato bello rifare una delle sue canzoni, quando inizia Pastime Paradise. Uscita dal bar ho continuato a canticchiarla e ho pensato a Luis Resto, che aveva lavorato con noi per Gone Again. Arrivata a casa, suona il telefono: incredibile, era Luis. Di nuovo il destino mi indicava la strada da seguire. Dovevamo iniziare i mix il martedì; dunque restava solo lunedì per registrare. Abbiamo registrato il brano a Detroit con Luis al piano, suo fratello Mario Resto alla batteria e Paul Nowinski al double-bass. Era il compleanno di Martin Luther King.