Diego Mancino, milanese di nascita - classe 1979, a dispetto del suo continuo girovagare non ha mai sentito venir meno l’attaccamento nei confronti della città di origine: Marsiglia, Ginevra (con la famiglia, seguendo gli spostamenti del padre, componente di una orchestra), l’Inghilterra… con Milano, però, nella mente come fulcro di pensiero e ragione di ispirazione.
Gli influssi si sommano e gli stimoli si moltiplicano: tutto corre fra i due punti che proiettano le due passioni di base, il teatro e la musica.
Il diploma presso la scuola teatrale “ Quelli di Grock” e le prime band con in testa i “Mary Quant” . Arriva nel 1990 già un disco,” Georg", registrato negli studi Blaue Reiter di Firenze, supervisionato da Gianni Maroccolo ( LITFIBA - C.C.C.P.- C.S.I.- P.G.R.) e mixato insieme a Marco Lega.
Il tour che segue fa meditare la necessità di mettere da parte il teatro e scegliere il rock. La voglia di scoprire e sperimentare (siamo nel 1994) culmina con un viaggio a Birmingham: è il contatto con la scena inglese. Diego compone due brani per la colonna sonora del cortometraggio “The Fish” della regista australiana Bridget Lyon.
Il rientro in Italia (1996) porta l’ingresso negli “Achtung Banditi”. Il primo disco omonimo (Upr/SONY) ottiene già un riscontro positivo. Con la stessa band incide anche un secondo cd: ”Odio e Devozione” (1997,Upr/SONY). Ma è tempo di cambiare.
Dietro l’angolo premono il progetto “Alieno Seriale” (1998), un concept-album nato sulla suggestione del libro “Gli Sprecati” di Stefano Pistolini (Feltrinelli) e una nuova band, "Gli Instabili". Nel 1999 il fascino dei “Solar Flares” riconduce Diego in Inghilterra. Partecipa ad un tour, scrive e registra una decina di canzoni.
La nuova parentesi inglese si chiude nel 2000, quando, con il rientro in Italia; inizia a delinearsi la passione per la musica d’autore.
La registrazione di “Piume” è la prima esperienza da solista: una raccolta di brani che scelgono la forma”canzone”. Tanti gli “amici” chiamati a partecipare: Sergio “Tanica” Conforti, Ivan Ciccarelli, Lorenzo Corti e Dado Neri. E’ la “prova generale” che conduce direttamente all’album registrato a Catania/Cave Studio: “Cose che cambiano tutto” (2004, Sony Music/BMG).
Il disco viene accolto come una autentica rivelazione: il nuovo ma non a tutti i costi), il passato e gli anni sessanta coniugati con rock e jazz, Tenco e Paoli ibridati con le ombre degli Afterhours e con i sussulti degli Estra.
“La mia intenzione era quella di scrivere canzoni come se fossero state scritte 30 anni fa, cercando di dare agli arrangiamenti una dimensione moderna, che tenesse conto di come si è sviluppata la musica, ma soprattutto cercando le atmosfere delle canzoni che sentivo da piccolo quando mio padre suonava nei club. Ho personalizzato questo substrato con una lente d’ingrandimento un po’ psicheledica ed un po’ low-fi perché volevo filtrarlo attraverso i miei ascolti rock ‘n’ roll”. Diego Mancino