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...Valincantà è l'incontro di tre parole: valle canto e incanto... "Perchè noi, al contrario di quello che pensavano i nostri compagni di scuola di Schio quando ci vedevano arrivare con la Siamic, non siamo montanari, ma valligiani. E poi perchè ci siamo trovati uniti nel desiderio di cantare la storia del nostro tempo attuale mantenendo la formula e lo spirito di allora. L'incanto, infine, è una dissolvenza linguistica dei due termini che sta a significare uno sguardo aperto su qualcosa che ci piace. Per arrivare a quello che è attualmente Valincantà occorre fare un salto indietro nel tempo e precisamente alla metà degli anni '70 quando alcuni ragazzi decidono di proporre un'alternativa al modo di fare cultura, e in particolar modo cultura musicale, all'interno del proprio paese. Questo accade grazie a due situazioni. Una legata al nome di Carlo Bernardi e a brani musicali di sua composizione che già tracciavano in modo delineato i temi che costituiranno l'intento condiviso da tutto il gruppo di allora: raccontare la vita del paese di Arsiero in quegli anni e del territorio circostante, filtrandolo attraverso le proprie sensibilità; la gioia delle presenze rassicuranti intorno alla propria giovinezza e la consapevolezza che qualcosa da qualche parte stava cominciando a cambiare; sentimenti a cui solo più tardi si aggiungerà il timore del lento distacco dalle proprie origini per andare incontro a un netto cambiamento della vita e dei suoi valori etici più importanti. La seconda situazione era l'idea che bisognava fare qualcosa di diverso, di nuovo, slegato da tutto ciò che era istituzionale o comunque appartenente alla consuetudine delle nostre tradizioni locali ponendosi comunque al loro fianco e non in contrapposizione, come alternativa - penso alla banda, al teatro, alle varie corali, al folclore vivo del paese in quegli anni - rimanendo sempre legati alla forma espressiva del nostro dialetto locale per poter raccontare con più poeticità e a modo nostro la vita e le trasformazioni del mondo piccolo che stava per diventare grande senza che noi lo sapessimo. Bernardi veniva da Vicenza, vi abitava, e ad Arsiero veniva a trascorrere le sue estati, fino a trasferirvisi per qualche anno. Portava dalla città tutte le sue velocità, le novità, i suoi cambiamenti repentini. Erano gli anni subito seguenti le rivolte studentesche, le lotte operaie; c'era nell'aria la volontà di cambiare comunque qualcosa da qualche parte, anche all'interno del proprio piccolo mondo. Erano anche gli anni dell'affermarsi in Italia del fenomeno "cantautori" di contestazione e non, che prendevano a modello quelli americani, B. Dylan su tutti ma non solo, o quelli francesi, sulla scia della tradizione genovese milanese e poi romana: da Tenco a De Andrè, da Gaber a De Gregori, il primo Venditti, Bertoli tanto per citarne qualcuno. C'erano i popoli sudamericani che facevano ascoltare al mondo il loro grido di libertà contro le dittature opprimenti attraverso la musica. Tutto ciò ha comportato la scelta di fare certamente qualcosa di impegnato, che ci gratificasse di più, che partisse dall'idea fino alla sua realizzazione. Volevamo essere autori delle nostre canzoni per poter essere liberi di raccontare la nostra realtà, con le difficoltà e i limiti che ciò comporta. La presenza viva in quegli anni del Canzoniere vicentino di G. Sberze G. Schiro e compagni alle cui origini aveva partecipato attivamente anche Lorenzo P., influenzò abbastanza qualcuno del gruppo che allora aveva alcuni altri nomi e altre facce; non solo e non per forza nella scelta delle tematiche, ma quanto nello stile, nel tipo di strumenti, di come cantare, dell'atmosfera da creare davanti a chi ti ascolta mentre parli della tua terra e della sua storia. Tanto che ancora oggi cantiamo un paio di loro vecchie canzoni. Si iniziò così suonando in qualche circolo culturale con un nostro repertorio ancora incerto e ridotto,compensato a forza da brani presi qua e là dalla tradizione popolare veneta. Si suonava e si cantava ovunque si poteva, ma la sensazione era che i luoghi naturalmente più adatti alla nostra esibizione dovessero avere un che di caratteristico, di intimo, come quando a Schio negli anni ottanta fummo invitati dai Frati Cappuccini che ci pagarono con il poco raccolto dell'elemosina, ma fu per noi perfetta e gratificante l'atmosfera in cui tutto si svolgeva. Avevamo già sperimentato allora l'accostamento di immagini all'esibizione canora, attraverso la proiezione di diapositive in dissolvenza; era un ulteriore modo di parlare con sentimento delle nostre valli e della loro situazione. Proseguimmo per un po' di tempo con questa formula molto interessante e indicativa del nostro modo di proporci. Altri accostamenti furono, nel tempo, l'inserimento di poesie di nostri concittadini o l'intervallarci durante gli spettacoli ad autori che recitavano le loro poesie. Molte cose mutarono poi negli anni seguenti. All'inizio degli anni ottanta ci fu una brusca sterzata: un tentativo di fare dell'ironia sulle situazioni che ci riguardavano più da vicino. Il materiale su cui lavorare era sempre lo stesso: la nostra terra e le sue tradizioni, da dissacrare con simpatica irriverenza! C'era l'Anonima Magnagati a quel tempo che spadroneggiava alla grande ed in modo anche impegnato, e ciò ci intrigava. Inserimmo nel nostro repertorio alcuni loro brani per noi più significativi. Fu solo una parentesi, ma fu importante perchè alimentò in seguito la stesura di brani divertenti velati d'ironia. La formazione attuale ha circa due anni e ha scelto di chiamarsi così per contenere in una parola sola tre termini a noi cari: valle canto e incanto." (le Valincantà)
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