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![]() ![]() Articoli Articoli / Rassegne / Rassegna ORECCHIO ACERBO 2011 (24 feb - 10 mar 2011)Lunedì 21 Febbraio 2011 Rassegna ORECCHIO ACERBO 2011 (24 feb - 10 mar 2011)ORECCHIO ACERBO 2011 giovedì 24 febbraio 2011 ore 20.30 Pop life. Breve storia del rock Marco Ghiotto, opinionista, critico musicale e scrittore. Nel 2003 ha pubblicato il suo primo libro "Pop Life. Breve storia del rock attraverso testi e tematiche" (ed. Mimesis). Per le edizioni Il Filo ha pubblicato nel 2006 la raccolta di poesie "L'ubriaco innamorato". giovedì 3 marzo 2011 ore 20.30 Massimiliano Zamboni (detto Massimo) (Reggio Emilia, 27 gennaio 1957) è un chitarrista, cantautore e scrittore italiano. È stato chitarrista e compositore dei CCCP e dei successivi CSI. giovedì 10 marzo 2011 ore 20.30 Il repertorio popolare, da qualunque nazione provenga, nasce dall'intersecarsi prepotente di storia, radici, cultura. Il dialetto dell'Alto Vicentino, quello con il quale si misura Patrizia Laquidara in "Il canto dell'Anguana", è al pari degli altri una combinazione di ciò che è sempre esistito: l'uomo in quanto coagulo di paure, angosce, superstizioni, gioia, carità. Per entrare nel vivo della lingua, l'accesa sensibilità di Patrizia si fa punta di lancia o spillo minuscolo. Ed è una questione di equilibri gestiti con il cuore, perché a quest'artista manca l'appartenenza geografica (è nata a centinaia di chilometri di distanza dal Veneto) ma abbonda, per necessità abitative, la conoscenza indotta del repertorio. Così, chi decide di avvicinarsi alla musica del "luogo" d'origine deve impossessarsi di canoni secolari che l'interprete può reinventare e decodificare secondo il suo gusto personale. Ma senza sottrarsi all'osservazione dei Guardiani del Tempo: coloro che nell'Alto Vicentino ci sono nati e ci vivono. Prima di cantare e raccontare, Patrizia si è arresa ed ha accettato "l'invasione" di ciò che non conosceva. Ha cercato, e ottenuto, il rispetto. Il fine di ogni artista dovrebbe essere questo: farsi testimone del "non luogo", cioè di quella parte di mondo nella quale albergano tutti i mondi. In "Il Canto dell'Anguana", accade che i vincoli dell'alveo della tradizione si liberino per generare quegli amplessi sonori che stanno alla base dell'incanto musicale e poetico. Ed è un parto sofferto del quale Patrizia -con la sua voce vestita a festa, guarnita di accentazioni particolari ed un entusiasmo liquido -vuole renderci partecipi senza stupide, contraddittorie e banali operazioni di modernità mixata. Qui, la musica popolare non è contorno ma sostanza e contenuto. Non è fatta per intrattenere, ma per educare. Conosco Patrizia da tanti anni, ed è una cantante che merita, tra i tanti punti a suo favore, anche per il solo fatto di perseguire con coraggio, e testa, progetti insoliti e complessi. La sua ricerca nasce da un'esigenza interiore. Non si dà alle stampe un disco di tale fattura, se non si è rivoltata la propria consapevolezza creativa con l'umiltà di chi pensa che il suo lavoro sia, prima di tutto, un arricchimento per se stesso. Così Patrizia non ha pensato al pubblico, ma all'Arte che pratica. Non al compiacimento commerciale ma a quello nobilitante della musica. "Il Canto dell'Anguana" le rende onore perché il sacrificio artistico che lo anima si avverte, indistintamente, in tutti gli undici Canti che lo compongono. E si è in presenza di un'opera vera e propria, nella quale la musicalità rotonda del dialetto permette di indagare l'Africa, i Balcani, il Sud (che sia d'Italia, o altro) e il Nord lungo la direttrice che dal Veneto conduce a Napoli e dal Mediterraneo all'Andalusia. Con forza di penetrazione ai massimi livelli.
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