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Articoli / Recensioni Concerti e Rassegne / Kiko Loureiro Instrumental Trio - recensione
Mercoledì 26 Marzo 2008

Kiko Loureiro Instrumental Trio - recensione

Recensione del concerto di Kiko Loureiro e il suo Instrumental Trio del 19 marzo 2008 al New Age Club di Roncade (TV).

"Conoscevo Kiko Loureiro inizialmente solo come uno dei due chitarristi degli Angra, band power/prog metal brasiliana, finchè per curiosità sono andata a vederlo ad un clinic nel marzo del 2005, dove presentava il suo primo progetto solista “No Gravity”(2005).

Da allora, pur non avendo seguito molto gli Angra dopo il distacco del cantate Andrè Matos, mi sono interessata alla carriera solista di questo chitarrista, che si contraddistingue per il suo stile che unisce alla forza del metal l'influenza delle tipiche sonorità brasiliane (elementi già presenti nella musica degli Angra). 
L'album “No Gravity” è uno degli album strumentali chitarristici che prediligo, mentre mi ha meno colpito il secondo lavoro di Kiko, “Universo Inverso” (2007), ma solo per una questione di gusti personali, perchè certamente Kiko ha saputo dimostrare una maturità musicale e chitarristica notevole, abbandonando un pò l'irruenza del metal e avvicinandosi  ad uno stile jazz/fusion, senza però perdere l'impronta “brasiliana” che lo contraddistingue.

Quindi, quando ho saputo che veniva in Italia per una data al New Age, sapevo che era un'occasione che non potevo perdermi, e così è stato. Accompagnato da musicisti d'eccezione come Felipe Andreoli al basso (già bassista degli Angra) e “l'animale” (come l'ha presentato lui stesso) Mike Terrana alla batteria (Rage, Artension, Axel Rudy Pell), Kiko non ha deluso le aspettative.
L'inizio è dirompente, Loureiro si presenta al pubblico con la sua Tagima 7 corde, amplificato da testata e cassa Brunetti, e come unici pedalini un delay DD-6 della boss, un overdrive MXR Zakk Wylde e un wah.wah Dunlop-Cry Baby, e parte con l'infuocata “Enfermo”, tratto appunto dell'album “No Gravity”, come la maggior parte delle canzoni che verranno poi proposte.
Il concerto passa da note sparate con velocità e potenza sostenuta, dove Terrana-macchina da guerra fa subito vedere quanto vale e quanto il termine “animale” gli sia appropriato, a momenti più soft dai riff orecchiabili, quasi alla Satriani, come in “No Gravity” o “Moment of Truth”, veri esempi di come non si debba essere iperveloci per dimostrare una tecnica soppraffina.

Riporto una nota di tipo tecnico di M.Angelo, presente al concerto insieme a me e a Lespaul, (senza dimenticare di citare Foya trovato a sorpresa tra il pubblico del New Age): “Kiko utilizzava il delay collegato subito dopo l'overdrive mxr. Quest'ultimo pedale, quando attivato, tendeva a distorcere le ripetizioni del delay. Infatti le distorsioni soliste risultavano leggermente sporche e non perfettamente definite. A mio modesto parere un delay in mandata effetti avrebbe eliminato questo piccolo dettaglio, dovendo però dire che la classe d'esecuzione di Kiko, la cui tecnica e il cui gusto musicale mi hanno impressionato parecchio, nascondeva ben bene questa cosa.”

Un plauso va fatto sicuramente al bassista Felipe Andreoli il quale, oltre a deliziare il pubblico con fraseggi superlativi, riusciva a non far sentire la mancanza di un'eventuale chitarra d'accompagnamento, sfoggiando accordi di basso ben presenti timbricamente.
Ma anche il batterista ha avuto la sua bella parte da protagonista, sia quando ha scatenato tutte la sue forze e la sua foga in un interminabile assolo (che ha tenuto tutto il pubblico a bocca aperta) sia quando è sceso dalla pedana e con un asciugamano sulle spalle ha intonato una “Fly me to the Moon”.
Pure Kiko ha dimostrato le sue dote canore cantando in finale una cover di Hendrix non prevista in scaletta, nel tentativo di placare l'euforia del pubblico. Purtroppo il suo microfono era settato a livelli di "conversazione" con il pubblico e questo non ha permesso di ascoltare e apprezzare al meglio la prova canora del guitar hero portoghese.

Da segnalare un pubblico straordinario, non molto numeroso ma quanto basta per farsi sentire anche, e soprattutto, nelle singole esibizioni soliste dei tre artisti.
Il concerto quindi è stato soddisfacente, anche se devo ammettere non proprio al 100%, forse perchè i suoni della Brunetti non erano proprio quelli che ci aspettavamo, ma posso consolarmi con il plettro che sono riuscita a prendere direttamente dalle mani di Kiko!"

 



Elena Zordan e M. Angelo
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